A tu per tu con Davide Cironi

 
Storie di Sport ha il piacere di incontrare il test driver più influente del web: Davide Cironi.
Abruzzese, “malato” di auto e appassionato di basket, Davide ha creato da zero la Drive Experience, piattaforma sulla quale possiamo trovare test su strada e pista di decine e decine di auto che ci hanno fatto e ci faranno sognare.
Volete leggere le parole di un ragazzo che davvero ama ciò che fa?
Allora sedetevi comodi..

Davide ormai sei un punto di riferimento in Italia per gli appassionati di auto; chi segue il tuo sito www.driveexperience.it non aspetta altro che un nuovo video, una nuova prova, una nuova auto. Ora, prima di tutto parliamo del lato sportivo; quali sono gli sport che segui maggiormente?
Il mio secondo grande amore è sempre stata la pallacanestro. Il basket era per me da ragazzino una ragione di vita quasi al pari delle automobili, ma al contrario di queste ultime potevo sfogare la mia passione con poche lire (precisamente 200mila – scarpette Iverson e palla Spalding). Sono venuto su con le VHS di Michael Jordan e con la NBA di fine anni ’90 e inizio nuovo millennio, quindi i miei idoli erano appunto The Answer – Allen Iverson, Big Sleep – Tracy McGrady, Vincredible – Vince Carter e in generale tutta la Lega da Jordan fino al 2005 circa. Il giocatore a cui ispirarmi è sempre stato lui, il mio gioco seguiva le sue linee in tutto e per tutto. Incarnare la perfezione era prerogativa sua e di nessun altro, non c’è Kobe o LeBron che regga. Quindi, oltre a giocare 6 ore la giorno, fare 4 allenamenti a settimana più preparazione in palestra e partita nel weekend, vivevo letteralmente con il pallone in mano (tanto che mi ero allargato la destra a forza per non dover usare la sinistra quando schiacciavo, mi si incollava al palmo). E’ stato una qualcosa di viscerale che io e i miei compagni di allora ricordiamo ancora oggi con le schiene a pezzi e le pancette da alcol. Abbiamo fatto veramente dei bei numeri e ci siamo divertiti tantissimo, anche troppo. Anche ora che ho soddisfazioni continue e incredibili con le auto migliori del mondo ogni tanto ci ripenso. La scarica di potenza che mi dava schiacciare in fronte all’avversario dopo una bella spallata in petto, magari dopo un’alley-hoop alzata da uno dei miei, sull’asfalto duro del campetto e sui ferri arrugginiti senza retine… Non mi ci far pensare. Poi il mio modo di giocare l’ho pagato tutto, spalle slogate, caviglie distrutte, schiena a pezzi e ho dovuto smettere. Non c’è giorno in cui non passo sotto una porta e faccio ancora finta di schiacciare.

Ho letto che non segui assiduamente la F1, ma un accenno volevo fartelo lo stesso. Se tu fossi il responsabile tecnico del circus, quali sarebbero i primi interventi che faresti sulle auto per renderle più appassionanti, più vere?
Non seguo più da quando si è ritirato Hakkinen. Non so perché in realtà ma non mi ha più divertito. Non posso neanche permettermi di dare opinioni a riguardo perché davvero non ho idea di cosa sia successo negli ultimi dieci anni e più. Ogni tanto, sia chiaro, mi capita di vedere notizie e brevi video ma non c’è nessun pilota che mi faccia dire “dio che figo questo qui, vorrei essere lui” com’era con praticamente tutta la griglia di partenza dei primi anni 2000. Mi piaceva anche l’ultima fila con i piloti più ignorati e snobbati. Forse perché mi dava più l’idea di una cosa da maschi, oggi mi sembra tutto molto hip-hop e feste in barca, ma senza il fascino di fondo. Le stesse auto, le stesse piste, mi sembrano ovattate, ammorbidite, non c’è più attrattiva. Mi intriga di più andarmi a ricercare una gara qualunque del BTCC anni ’90 dove andavano 200 km/h più lenti e si sentiva l’adrenalina scorrere a fiumi nelle braccia dei piloti. Non so cosa cambierei, ormai non penso si possa tornare a rendere affascinanti quegli oggetti e quei piloti, con tutte le storie che ci sono dietro. Il circus era destinato a finire così, forse per questo me ne sono separato per tempo. Stessa cosa della NBA, ma lì devo dire che qualche salto sulla poltrona ancora lo faccio.

All’epoca della liberalizzazione del frazionamento dei motori in F1 un appassionato riusciva a distinguere dal sibilo in lontananza di quale motore si trattasse; ora questa peculiarità si è persa. Su strada come siamo messi? La tecnologia, secondo te, sta uccidendo i motori?
Su strada siamo messi allo stesso modo, la globalizzazione in genere ci sta togliendo identità e costringe le piccole realtà ad arrancare in favore di mega-gruppi grigi e tristi che fanno ombra a tutto il mondo. Sinceramente ho imparato a fregarmene. All’epoca di “478 – I diari della Miura nera”, il mio primo libro, credevo che non ci fosse più alcun fascino a vivere in questi giorni, ma sbagliavo alla grande. Ora se penso al 2050 dico: “cazzo, godiamoci questi anni in cui ci sono ancora motori aspirati e benzina termici, pur con l’elettronica e tutto quanto… Arriverà un giorno in cui questi tempi saranno ricordati come LA FINE del motore a scoppio. Saremo praticamente una leggenda da raccontare, e io sono fiero di vivere qui e ora, finché ancora dura”. In breve, per risponderti, sì, la tecnologia corre troppo senza ragione, non tenendo conto del nostro amore per queste cose.

Andando in pista o sugli sterrati dei rally ci si rende conto che i giovani latitano, non si appassionano, non vengono più attratti dalle competizioni come, per esempio, venti o trent’anni fa. Il tuo progetto va nella direzione di avvicinare chiunque alle auto, ma a livello di motorsport globale cosa sta succedendo?
Quello che sta succedendo in qualunque altra ambito. Finchè non arriveremo al collasso dell’impersonalità la gente tirerà da questo lato che va per la maggiore oggi. Poi torneranno di moda le cose fighe, come ora la musica vuole tanto indietro gli anni ’50… Ma indovina un po’? Gli anni ’50 non tornano e ci becchiamo i rapper in risvoltini. Ognuno deve pensare per sè e non comprare per moda ma per gusto. Qualunque cosa, non solo le auto. Ci vuole così tanto a capire quando un prodotto si vende di pancia o di marketing? A me sembra proprio evidente. Noi appassionati sembriamo un branco di zombie disperati, che quando esce un modello decente gridiamo al miracolo. Se vediamo un sorpasso durante un Gran Premio ci alziamo in piedi perché lo consideriamo un evento. Se Porsche tira fuori una 911 col cambio manuale non ci sembra vero, se Lamborghini fa la nuova Aventador ancora aspirata ci commuoviamo. Hai ragione, il mio progetto va nella direzione di avvicinare alle auto, ma, come disse un saggio: “Non si ferma la pioggia con le mani”.

Parliamo di te. La passione che ci metti è evidente, traspare, rende quindi il prodotto qualitativamente importante. Possibile che le case, alla ricerca dell’utente medio, abbiano appiattito cosi tanto il mercato cancellando quasi il segmento dedicati agli “smanettoni” che tante soddisfazioni si sono tolti negli anni ottanta e novanta con Uno turbo, R5, Clio Williams e compagnia rombante?
Certo che è possibile. L’auto non va più di moda tra i ragazzi e quei pochi che sono appassionati non possono comprare l’auto che vorrebbero perché in Italia non ci si può permettere grossi sacrifici (a dire il vero si può, ma è un sacrificio che possono fare solo i malati veri tipo me, cosa per niente sana visto il prezzo da pagare). I miti che si sono creati in quegli anni hanno potuto perché non solo i “fuori di testa” come me compravano belle auto, ma anche gli “affascinati dall’auto” si mettevano in garage quelle piccole bombette. Quanti conosciamo a cui fregava il giusto ma si compravano lo stesso la Uno Turbo o la 205 GTi? Se avevi una di quelle eri uno tosto, potevi dire la tua anche se magari non sapevi che vuol dire “antiskid”. Dunque la colpa è tanto delle case quanto della società in genere. Vedi di nuovo Porsche che è una delle case più sensibili. Ora che tutti hanno rotto con il cambio manuale sulla GT3, la rifanno manuale e li accontentano. Hanno ragione, così si fa. Guardiamo le quotazioni delle Ferrari manuali e quelle delle versioni F1. Io non spero in un ritorno di quegli anni, sono abbastanza abbandonato all’idea che siamo una razza in via di estinzione, Tesla sta lì che ci aspetta al varco. Ma che vi devo dire, ho imparato a fregarmene. Mio figlio, se mai ne avrò uno, probabilmente andrà in giro con un’elettrica e salverà il mondo con il 10% di inquinamento mondiale in meno di cui sono responsabili le auto ad uso privato. Amen, io avrò una F40.

Sei nato nello stesso anno della macchina anni 80 per eccellenza; la Ferrari F40. se dovessi descriverla in poche righe, cosa diresti?
Appunto. Quella intanto non è l’auto anni ’80 per eccellenza, ma l’auto per eccellenza dell’era moderna in assoluto. Mi stai chiedendo di spiegarti perché negli ultimi 30 anni ho vissuto con il solo e unico scopo di guidare e possedere una Ferrari F40, ci ho scritto anche un libro sul perché (www.driveexperience.it/shop per acquistarlo).

Quando entri nell’abitacolo, quali sono le prime e più istintive sensazioni che cerchi in un’automobile?
La sensazione che mi da il volante, il sedile e le resistenze di ogni oggetto nell’abitacolo sotto la pressione delle mie mani è qualcosa che non mi spiego da quando sono bambino. Lo è sempre stato. Non solo auto sportive (che in famiglia non abbiamo mai avuto finchè non ho fatto io 17 anni) ma anche la Regata di nonno. Era proprio bello anche toccare il suo volante, con lo spazio per le dita dietro la corona e quella consistenza strana delle plastiche. Gandini diceva che l’automobile è il simbolo per eccellenza della libertà, qualcosa del genere. Forse è così. Io so solo che sto bene solo seduto su un sedile avvolgente, con un volante in mano e un motore che mi strepita nelle orecchie. La pericolosità e la bellezza sono fondamentali. Ma ci sono dietro tante altre sfumature.

Dando fondo a tutta la tua esperienza maturata nei test, se dovessi dare dei premi, quali auto incoroneresti per tenuta di strada, motore, guidabilità e cattiveria?
Tenuta di strada: 155 V6 Ti, spari sulla Croce Rossa. Motore: Il V12 Ferrari o Lamborghini, qualunque epoca. Guidabilità: ce ne sono molte, non ho una vincitrice assoluta neanche qui. Alfa SZ, Sierra Cosworth Pinnone, M3 E30, NSX, Integra, 22B, Exige, McLaren 570S, Ferrari 458, troppe. Cattiveria: La Escort da 600 cv, la Raw Striker, la Diablo SV, ma tanto già so che spariranno tutte nel momento in cui mi metterò al volante di due Signore in particolare.

Il tuo recente articolo sulle auto “rovinate” dai social network secondo me ha colto nel segno; dal tuo punto di vista queste piattaforme sulla quale ormai si vive la maggior parte del tempo, cosa ci hanno dato e cosa ci hanno tolto?
Mi fai delle domande che avrebbero bisogno di un giorno ognuna per rispondere. Io sono uno dei fortunati ad aver vissuto l’ultima era analogica prima dell’avvento di internet con tutte le cose buone e le cose cattive. Quindi so come si gioca a nascondino, so come si va a citofonare ad un amico per giocare, so come si comprano le figurine in edicola, so come si accende una 500 bicilindrica, so come si chiede ad una donna di uscire senza usare lo smartphone e via dicendo. Ti ho già risposto praticamente, ma certo internet ci ha semplificato la vita su tanti altri piani, compreso il fatto che mai avrei potuto mettere su una rivista come ho fatto con il Drive Experience. La meritocrazia è roba che appartiene ad internet, almeno in questa nicchia. Va be’, discorso veramente troppo ampio.

Tra le tante interviste che hai realizzato mi ha colpito quella, molto autentica e umana, a Loris Bicocchi; la parabola di un ragazzo appassionato fino al midollo, che ha creduto nei suoi sogni per poi vederli realizzare, un po’ come stai facendo tu. Cosa ti senti di consigliare, di trasmettere ai giovani e a tutti coloro che ti seguono, ti leggono e che pendono dalle tue labbra?
Sbattetevi tanto, fate le cose con passione vera se l’avete, perché non contano i soldi, non contano gli aiuti, non contano le sfortune (questo ve lo assicuro più che mai), non contano le attese. Se uno una cosa la vuole, che sia una donna, una macchina, un lavoro, una casa, un milione di euro, la mente umana non ha limiti e può trovare il modo di fare qualunque cosa. Non ci sono malattie, povertà, catastrofi naturali o qualunque genere di circostanze avverse che tengano. La verità è che tanti vorrebbero avere cose per le quali non sono pronti a pagare un prezzo. La storia è piena di grandi falliti che sono diventati grandi vincitori solo perché gli è scattato in testa l’interruttore. Siate in grado di tirare fuori le palle, aspettare con il sangue in bocca per il tempo necessario e vedrete.

Chiudo con una domanda a bruciapelo: davanti a te, su un tavolo, ci sono le chiavi di tutte le auto del mondo, passato e presente, da corsa e da strada. Quale scegli e perchè?
F40, perché l’ho promesso a un bambino incompreso e malinconico trent’anni fa.

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