A tu per tu con Leo Turrini

Quest’oggi Storie di Sport ha il piacere di ospitare Leo Turrini, da Sassuolo, grande giornalista, scrittore e opinionista, una vita per la Formula 1 e per le Olimpiadi; autorevole penna del Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno è unanimemente considerato uno dei più grandi giornalisti italiani degli ultimi trent’anni.
Da circa una decina d’anni gli appassionati di Formula 1 hanno la fortuna e il piacere di seguire Leo sull’ormai famosissimo blog Profondo Rosso.

Caro Leo, la tua grande carriera di giornalista ti ha portato a vivere e a raccontare migliaia di storie, non solo di F1 ma anche olimpiche; ecco, se dovessi sceglierne una e una sola quale racconteresti?
Seconda manche del gigante olimpico in Val d’Isere, Giochi di Albertville, 1992. Mai nella storia un atleta nello sci alpino aveva concesso il bis alla Olimpiade, riconfermandosi cioè campione. Ci riuscì Alberto Tomba in un pomeriggio di sole accecante. Io seguivo la sua carriera da quando era un ragazzino, eravamo quasi coetanei, fu una emozione strepitosa. La gara è rimasta nella storia non solo per l’impresa di AT, ma per il podio: secondo Marc Girardelli, terzo il norvegese Aamodt, che poi a Torino 2006 sarebbe diventato il primo sciatore alpino a vincere tre ori olimpici nella stessa specialità (il superG, nel suo caso). Aggiungici che al museo olimpico del Cio, in Svizzera, la seconda manche di Tomba è uno dei dieci video scelti per esaltare il messaggio dei Giochi…

Parliamo di Formula 1, il tuo grande amore; ti ha dato tanto, ma a caro prezzo e mi riferisco alla perdita di piloti e personaggi che hai vissuto in prima persona. Sappiamo dell’amicizia fraterna che ti legava ad Ayrton, puoi raccontarci chi era davvero Senna?
Ayrton aveva la mia età. Un conto è narrare imprese di campioni che potrebbero anche essere figli tuoi, anagraficamente. Altro quando sei in sintonia generazionale con il protagonista. Senna era un ragazzo degli anni Sessanta come me, era bambino quando i Beatles si erano sciolti eccetera. Aveva un carisma unico. Ma credo di essere riuscito a dirgli le cose più sincere solo quando non poteva sentirmi più, lui era chiuso nella bara disposta in classe business sul volo Parigi-San Paolo e io sedevo lì accanto, per uno scherzo del destino. Eppure, io credo che abbia colto, dovunque fosse, il mio messaggio.

Guardando alla Formula 1 attuale si percepisce la mancanza di romanticismo rispetto, per esempio, agli anni ottanta. Sono i piloti che sono cambiati o è tutto il sistema che impedisce di rivivere quelle emozioni che avvicinavano così tanto il pubblico alle gare?
Non è cambiata solo la Formula Uno, amico io. Trent’anni fa chi seguiva da giornalista il calcio poteva seguire tranquillamente gli allenamenti di Platini e Zico. Vai a chiedere se ti fanno vedere, oggi, Messi e Cristiano Ronaldo: rischi di essere preso a fucilate. Il romanticismo dello sport come grande racconto emozionale si è estinto ovunque. E’ la (post) modernità, bellezza.

Fra i piloti di oggi, chi merita una menzione particolare dal punto di vista emozionale? Chi potrebbe essere in grado di farci risvegliare quella passione, quel fuoco, che tanto andiamo cercando?
Verstappen ha qualcosa di particolare, nelle vene e non solo. Forse è il primo pilota figlio della Playstation. Se non si guasta crescendo, diventerà un idolo.

Parliamo strettamente di Ferrari. Non si tocca palla da troppo tempo ormai, nove anni dal trionfo di Kimi sono davvero troppi; i tifosi chiedono a gran voce un riscatto, vedi la luce in fondo al tunnel oppure il tunnel è troppo lungo ancora?
La Ferrari è stata senza vincere il  mondiale dal 1964 al 1975 (anni undici). E poi dal 1979 al 2000 (anni ventuno). Adesso siamo a dieci. C’è tempo! Quindi, avrai capito che la luce in fondo al tunnel non la vedo.

Scenario fantasioso: Ecclestone decide di andare in pensione e ti consegnano tout court le chiavi del vapore. Le prime tre cose che faresti per risollevare le sorti del campionato?
Ecclestone in pensione è come l’uomo su Marte: accadrà, ma noi saremo già morti. Scherzi a parte, se fossi al posto suo A) semplificherei le regole tecniche togliendo potere agli ingegneri, la tecnologia da Gp è talmente sofisticata che un comune mortale nulla più ci capisce; B) prenderei seriamente in considerazione l’ipotesi di fare due Gp da 45 minuti l’uno alla domenica, con griglia invertita nella seconda prova. Ormai il rapporto della gente con lo spettacolo è cambiato, devi restringere le emozioni in uno spazio non troppo esteso; C) in generale, fuori pista più libertà per tutti, nell’era dei social certe cose il pubblico le nota.

Piloti italiani, questi sconosciuti. Ferrari ha deciso di ingaggiare Giovinazzi, ma come terzo pilota, mentre per il resto è ancora buio profondo, situazione ben lontana da quando in griglia avevamo una decina di connazionali. L’appassionato medio si chiede: perchè? In futuro vedi un’inversione di tendenza che porterà nuovi Alboreto, Trulli e Fisichella a rivincere Gran Premi?
All’alba degli anni Novanta c’erano anche dodici piloti italiani al via di un Gp di F1. Motivo: le nostre aziende facevano da sponsor e ‘pagavano’ il volante a Larini-Nannini-Modena-Morbidelli-Tarquini-Ghinzani eccetera. Rispetto ad allora io non credo che i ragazzi d’Italia abbiano disimparato a guidare. E’ cambiato il contesto e sono cambiati anche i controlli fiscali sulle fatturazioni. In più la Minardi non batte più bandiera tricolore e manca la scuola in stile Fisichella e Trulli. A me Giovinazzi piace, ma se poi ha meno soldi di un malese o di un indonesiano non è colpa sua, solo che i Gp se li guarda in tv…

Cambiamo totalmente argomento. Hai seguito decine di edizioni olimpiche, sia estive che invernali, e leggendoti sembra che, a differenza della F1, esse abbiano ancora lo stesso fascino immutato. Ti sei mai chiesto quale sia la ragione?
Una Olimpiade resta unica perchè non c’è bambino o bambina al mondo che non abbia avvertito almeno una volta il desiderio di prendervi parte. Questo non lo puoi dire per i singoli sport! L’Olimpiade era universale e lo rimane nonostante gli orrendi difetti del presente (doping, corruzione, gigantismo, eccetera). Del resto è l’unico evento planetario che ogni quattro anni raduna nello stesso luogo, per sedici giorni, la meglio gioventù del pianeta. Dal Burkina Faso agli Usa, da Timor Est alla Russia. E dici niente? Poi sulla materia uno può pensarla come vuole, ad esempio a me il dibattito sulla candidatura di Roma non ha appassionato per niente, ognuno è libero di volere o non volere i Giochi a casa sua, nel caso specifico gli unici autorizzati a decidere erano i cittadini di Roma. Io di Olimpiadi fra estive e invernali ne ho seguite 14, è un bel record, mai mi sono pentito di aver partecipato.

Ti sei mai appassionato a personaggi rivelatisi poi una delusione? Mi spiego: domani si viene a sapere che Bolt, idolo indiscusso, in realtà ha inanellato record da dopato. Ti è mai capitato? E infine, pensi che su Usain la mano sul fuoco possiamo mettercela?
Io la mano sul fuoco non la metto per nessuno. Ricordi? Non giudicate e non sarete giudicati. E’ già stato detto tutto, migliaia di anni fa…

Valentino Rossi, Alberto Tomba, Marco Pantani. Tre leggende che hanno unito l’Italia, che l’hanno resa grande e vincente. Posto che auguriamo a Valentino l’eterna giovinezza, vedi loro eredi all’orizzonte? 
A me piace molto Greg Paltrinieri, il nuotatore. E’ un po’ un mio nipotino, è modenese come me, lui di Carpi e io di Sassuolo. Volendo, può vincere anche tre Olimpiadi di fila e stabilire tanti record. Scelgo lui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *