A tu per tu con Pino Allievi

Oggi Storie di Sport incontra Pino Allievi, giornalista della Gazzetta dello Sport, scrittore e opinionista Rai, personaggio di una competenza sterminata che ha attraversato le decadi più entusiasmanti della storia della formula 1.
Considerato da Enzo Ferrari il migliore dei cronisti della propria era, Allievi ha accettato volentieri di fare quattro chiacchiere con noi e per questo lo ringraziamo.

Dott. Allievi, la prima domanda che vorrei farle è questa: fra tutte le grandi storie che ha vissuto e raccontato qual è quella che le viene in mente e che sceglierebbe se dovesse raccontarne una e una sola?
La morte di Gilles Villeneuve; all’ospedale di Lovanio dove lui si trovò praticamente solo c’ero io insieme ad un paio di colleghi.
La moglie è arrivata tardi praticamente nel momento in cui si stava spegnendo.

E’ stata una morte in totale solitudine per uno che viveva con l’osanna delle folle. Era un personaggio a livello planetario, è stata una cosa tristissima.

Un’immagine la sua che attraversa le generazioni, Villeneuve c’è e ci sarà sempre; c’è bisogno come il pane di personaggi come lui, perché oggi nessuno riesce a trasmettere quella personalità, quelle emozioni?
E’ cambiata la società, basta guardare le interviste dei calciatori dove trova lo stesso vuoto di idee che trova nei protagonisti dell’auto.
E’ cambiato tutto il sistema, sono tutti molto controllati, finti, inutili quasi dal punto di vista del rapporto con l’esterno, non dico con i tifosi, ma con tutto ciò che non riguarda loro.

La F1 di trent’anni fa agli occhi dei tifosi appare come “la vera F1”. Quanto di vero c’è in questo? Non si rischia di richiamare i tempi che furono solo per pura e semplice nostalgia?
E’ solo nostalgia, anzi la Formula 1 in quegli anni era noiosissima, se lei va a vedere gli ordini d’arrivo il terzo era a un minuto, le gare noiose c’erano e ci sono anche oggi.
Ormai tutti dicono che la formula uno è noiosa, anzi, va di moda dire che la formula uno è diventata noiosa. Io non la vedo in questo modo. Quest’anno di grandi duelli ce ne sono stati.

E fortuna che è arrivata la freschezza di Verstappen a risvegliare un po’ gli animi.
Sì, è arrivato il nuovo fenomeno che spariglia tutto e questo fa solo che bene.

Tra le grandi rivalità della storia, se dovesse sceglierne una, quali sceglierebbe?
Quella tra Prost e Senna, senza dubbio.
Perché è stata una rivalità fortissima, di fondo, fra due modi di vivere, di concepire le corse, tra due campioni immensi; Prost è stato molto sottovalutato, non era per niente inferiore a Senna è stato uno che ha vinto con qualunque macchina abbia corso. Certo Senna esaltava di più, Prost era più calcolatore, erano due diversi modi di correre, di intendere la vita.
E’ stata una grandissima e bellissima rivalità.

E ricordiamolo, Prost negli anni in McLaren ha ottenuto più punti di Senna.
Si esatto, ma al di la del punteggio che dice poco, erano due stracampioni.

Oggi è ancora possibile vivere rivalità così forti?
Quest’anno abbiamo visto Rosberg e Hamilton che non è mica stata una cosa da ridere. Parliamo di uno che ha fatto smettere di correre Schumacher e che è stato molte volte davanti ad Hamilton, che è considerato il campione indiscusso di questa era. Ci siamo anche divertiti no?

Sicuramente. E poi Rosberg con il suo ritiro ha scioccato noi tifosi ma in realtà se si analizza la cosa il suo senso ce l’ha. Ho battuto il numero uno, cos’altro posso chiedere? Lei come l’ha letta?
Il gesto ha il suo senso perché uno è anche libero di fare le sue scelte ascoltando la propria coscienza, senza dover rendere conto a nessuno; se lui non se la sentiva più è inutile fare della poesia o della retorica sul coraggio e la sfida.
Ha vinto, ha strameritato, ha voglia di smettere, è giusto così.
Basta che non torni perché a quel punto sarebbe una gran delusione, ne abbiamo già visti in passato di campioni che sono tornati, Lauda, Jones e altri.
Se non ci deluderà col suo ritorno sarà stato bravissimo.

Mercedes però ha un po’ perso l’occasione di dare un senso al prossimo campionato del mondo ingaggiando Alonso. Era proprio un’operazione impossibile?
Era impossibile, con i contratti che ci sono oggi era impossibile per entrambe le parti. Se avessero tolto Alonso alla McLaren cosa sarebbe rimasto alla scuderia anglo-giapponese? Lo hanno preso puntando tutto su di lui, ci hanno creduto pagandolo un’iradiddio ed è giusto che se lo tengano.
E non pensiamo che ci siano gentlemen agreement, di gentlemen in formula 1 c’è ben poco, è semplicemente un contratto e si rispetta.
Altrimenti anche Vettel…

Ecco, Vettel. Un pò di mal di pancia ce l’ha?
Ce l’ha sicuro, vuole vincere come voleva vincere Alonso, vuole la macchina migliore e farà di tutto per averla, non c’è nessuno che si diverte a correre con una macchina che non va.

Nemmeno Raikkonen?
Nemmeno Raikkonen, che spera ancora di vincere tanto nonostante l’età. Quest’anno si è adattato meglio del compagno alla monoposto, ma non è al livello ne di Vettel ne di Verstappen.
Ha una guida bellissima, è uno che guida divinamente ma non ha più vent’anni. Quando aveva 25 anni era un fenomeno, oggi non lo è più.

Parliamo di circuiti; non crede che, fermo restando l’importanza della sicurezza, si sia travalicato il senso del motorsport con questi enormi parcheggi senza personalità dell’era Tilke?
Ovvio che l’eroismo nasce dal rischio; un tempo c’erano gli eroi perché morivano. Quando non muoiono più non sono più eroi.
E’ giusto rimettere i muri e farli morire per divertirsi e per tornare a un’etica del coraggio o è giusto che sia così com’è oggi?
Io credo che sia giusto così com’è oggi, certo è che bisognerebbe rendere le corse un po’ più difficili perché oggi sono troppo accessibili anche a piloti che non meriterebbero probabilmente di essere in formula 1.

Watkins Glen, circuito velocissimo e senza vie di fuga, teatro di troppi drammi.

A proposito di interventi da fare, secondo lei oggi cosa si potrebbe fare per riportare emozioni vere?
Io limiterei drasticamente l’aerodinamica, toglierei tutte le ali, alette e quello che sporge dalla vettura. Tornerei a delle macchine che vanno in pista per la forma della carrozzeria senza aggiunta di niente.
A questo punto senza aderenza torneremmo ad allungare gli spazi in frenata senza dover ricorrere ai finti sorpassi che vediamo col DRS.

Sarebbe bello ma la vedo dura, anche perché nel 2017 i regolamenti tecnici vanno esattamente nella direzione opposta.
Esatto, infatti io non so come faranno a sorpassarsi.

Chiudiamo dando un aggettivo ad ognuno di questi campioni:
Lauda: Inarrivabile
Prost: Sottovalutato
Senna: Grandissimo
Mansell: Irrefrenabile
Schumacher: Indimenticabile

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