A tu per tu con Vincenzo Borgomeo

Oggi Storie di Sport incontra Vincenzo Borgomeo, giornalista di Repubblica e scrittore; attento al panorama automobilistico sia sportivo che non, con una particolare dedizione alla sicurezza stradale, ambito nel quale vanta un’ampia pubblicazione.
Potete seguirlo su Repubblica Motori di Repubblica.it.

Dott. Borgomeo, partiamo dalla situazione attuale della formula 1, categoria regina dell’automobilismo da corsa; l’appeal originario sembra essersi perso, il circus appare sempre più ovattato e chiuso in sé stesso. Che fotografia farebbe Lei di questa che appare un pò una impasse generale?
Non una bella foto, l’immagine è sfuocata, mossa: i tifosi non ritrovano più la passione di una volta. Troppe regole assurde, troppi sorpassi falsati dalle condizioni delle gomme. Troppi risultati appesi alle strategie di gara. Che gusto c’è ad assistere ad un sorpasso di una vettura su un altra se per una semplice differenza di gomme e strategie una in quel momento è più veloce dell’altra di 4 secondi al giro?

I costruttori stanno dettando legge da anni ormai; soprattutto Mercedes che fa la voce del padrone non solo in pista. Questo travaso della disciplina da garagisti a costruttori appare ormai definitiva oppure il domani della formula 1 sarà di nuovo di veri appassionati sostenuti solo motoristicamente dai costruttori?
No, la strada è tracciata: non ci sarà mai più spazio per i piccoli, ormai è una partita fra  titani.

Cosa proporrebbe Lei se fosse nel board di gestione tecnico/commerciale della disciplina?
Beh, una bella smossa la potrebbe dare l’abolizione dei pit stop: si parte e si arriva con le stesse gomme: almeno chi assiste alla gara potrà capire che succede in pista senza avere il pallottoliere in mano…

Parliamo di piloti; l’appassionato chiede a gran voce personaggi veri, intesi non come eroi social ma come eroi vecchio stampo. Riuscirà Verstappen da solo a sostenere il peso di questa domanda sempre più urgente oppure i nuovo piloti-playstation sono la pietra tombale per coloro che chiedono nuovi Mansell?
I piloti guidano le macchine che devono guidare e oggi con questa specie di computer a quattro ruote non ci può essere più spazio per l’improvvisazione. Bisogna essere preparatissimi, sia dal punto di vista fisico che mentale.

Ferrari: siamo di fronte ad un periodo di confusione progettuale, organizzativa oppure è più semplicemente il momento di Mercedes che come fu per la rossa nei primi anni duemila, è stata più brava di tutti?
La Ferrari va forte, il suo nemico vero era la Red Bull. Quello ci dà la misura delle prestazioni della macchina. Poi è arrivata la Mercedes, una macchina marziana, impossibile da battere…

Vettel pare essere davanti ad un bivio: “rimango in Ferrari a vita e mi gioco la carriera per la causa rossa” oppure “voglio vincere a tutti i costi e se nel 2018 Mercedes libera un sedile mi ci fiondo”. Secondo Lei è questa la fotografia giusta e, soprattutto, che combinerà presumibilmente il tedesco?
Vettel è un pilota che deve vincere a tutti i costi. Ma farlo con una macchina così superiore alle altre potrebbe non gratificarlo. Non è impossibile quindi che rimanga alla Ferrari. Il “ti piace vincere facile” qui non piace a nessuno.

La disciplina sportiva automobilistica più in salute secondo Lei, al momento, qual è?
Forse i piccoli monomarca, lì si gioca ancora.

Andiamo sulle auto di tutti i giorni. Il mercato pare aver inesorabilmente preso la strada dell’ibrido/elettrico. Il futuro è quello. E’ giusto, sbagliato oppure inevitabile? In realtà stiamo parlando di vera sensibilità Green oppure più semplicemente di marketing?
Non credo che il futuro sia ibrido/elettrico. O meglio lo sarà ma fra 20 anni. Dipende cosa intendiamo per futuro… In ogni caso non  è né sensibilità green né marketing, ma solo problemi di omologazioni…

Lei si è speso molto per la sicurezza stradale: ha scritto libri e la sua sensibilità in tal senso è nota a tutti. Riassumendo in poche righe, se potesse fare tre proposte immediate per attenuare questo annoso problema, quali farebbe per prime?
Ho scritto molti libri sul tema perché credo fermamente nel concetto della comunicazione, dell’importanza della conoscenza: “sapere” in fatto di sicurezza stradale significa infatti “comportarsi in un certo modo”. Faccio un esempio: se potessimo misurare il bene che vuole una mamma al figlio che trasporta il bimbo in braccio senza cintura e quello che invece vuole una mamma che lo trasporta ben allacciato sul seggiolino, scopriremmo con sorpresa che è lo stesso. La prima però fa rischiare la vita al piccolo la seconda no. Noi giornalisti su argomenti del genere titoliamo “Erode al volante”, ma il punto è un altro: la prima mamma “non sa”.
La seconda si, “sa”. Ecco il discorso. Ed ecco il senso dell’impegno nello scrivere libro: diffondere il sapere, la cultura della sicurezza stradale.

Chiudiamo con la nostra solita domanda secca: Ferrari quando tornerà a vincere?
Difficile dirlo. Enzo  Ferrari una volta disse “Fra un pilota fortunato e uno bravo scelgo quello fortunato”. Quell’epoca è finita. Se non hai la macchina neanche Gastone batterebbe Paperino. Tutto dipende quindi da come la Rossa si svilupperà e da come Mercedes proseguirà nell’evoluzione del suo missile.

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