Ben Johnson, l’ultimo “cattivo”

Le più grandi rivalità sportive spesso e volentieri vengono rappresentate come lo scontro tra il buono e il cattivo; uno dei più importanti esempi è stato senza dubbio Carl Lewis contro Ben Johnson.

Una rivalità breve ma intensa, quasi “violenta”, di sicuro sentita.
Gli anni 80 furono anni d’oro per l’atletica; l’esplosione di Lewis portò i riflettori dritti sulla pista ma l’affaire doping cadde come un macigno soprattutto sui mitologici 100 metri piani.

Gesto estremo, un’esplosione di adrenalina che in 10 secondi risolve la propria natura, quella dell’evento principe, il più atteso.
Ben Johnson in pochi anni scalò la vetta dell’atletica mondiale andando a contendere a Lewis, affermato e pluridecorato, lo scettro.

Questa ascesa repentina, con record ai mondiali di Roma del 1987, infastidì Lewis che senza giri di parole gettò lunghe ombre sui risultati di Ben; tutto lasciava presagire che si sarebbe risolta una volta per tutte sotto i cinque cerchi di Seul ’88.
La sfida definitiva.

Johnson si presentò carico, letteralmente in eruzione; uscì dai blocchi sfruttando al meglio il suo stile a rana guadagnando subito vantaggio.
Lewis era solito recuperare una volta distesa la falcata ma quella volta Ben aveva in canna il colpo del ko; potentissimo, rabbioso, imprendibile.

Record del mondo a braccia alzate, ma durò poco; effettuate le dovute analisi il canadese risultò positivo, si scoprì poi a causa della somministrazione, troppo vicina alle olimpiadi, di steroidi.
Il male era stato sconfitto; il bene a stelle e strisce aveva trionfato ancora una volta.

Ma sebbene nulla potrà restituire a Johnson gli anni di squalifica i record e le medaglie, nuove rivelazioni portarono ombre sulla figura di Lewis.
Pare infatti che durante i trials americani pre Seul ’88 fosse stato anch’egli trovato positivo agli steroidi ma che la ragion di Stato avesse portato ad insabbiare tutto.

Ben Johnson avrà forse pensato che a sbagliare, a volte, non sono solo i cattivi.

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