Djokovic, abbiamo un problema?

Tempo fa, al nome di Djokovic, si associava con immediata facilità la parola “dominatore”.
Era lui l’uomo da battere, l’invincibile, il più forte.
Quattro Slam conquistati consecutivamente ed infiniti record sui quali incideva il proprio nome. Tutto pareva scivolare alla perfezione, sino all’apice del successo raggiunto con la vittoria ottenuta al Roland Garros, l’unico Major allora a lui mancante.
Da quel giorno però, in Novak, qualcosa si è rotto.

Sconfitte impronosticabili che, con il passare dei mesi, si facevano sempre più frequenti. Errori, errori, errori. Negli occhi tetri del sovrano serbo iniziava ad aleggiare un velo di inesistenza.
Oggi, in campo, Nole non fa più paura.
La paura, al contrario, morbosamente lo assale.
Il serbo sceglie di dare una forte scossa alla sua quotidianità.
In principio liquida Becker, coach ed ex giocatore con il quale ha raggiunto l’agognato vertice, poi, con un rigido comunicato, annuncia la separazione dal resto del suo team. La situazione sembra però non portare alla svolta.
Mancano gli stimoli, la forza, la voglia di vincere e sottomettere gli avversari.

Nella semifinale degli Internazionali d’Italia affronta Thiem, che poche ore prima era stato in grado, con una prestazione da manuale, di estromettere Rafa Nadal, Re della terra rossa ed assoluto padrone della stagione europea. Il ragazzo, austriaco di nascita, è, dopo lo spagnolo, il giocatore più in forma del momento, capace, come pochi, di conferire alla palla potenza e precisione.
È un assolo del serbo, che assoggetta l’inerme avversario e, in meno di un’ora, lo piega con il secco punteggio di 6-1 6-0. Il mondo del tennis impazzisce, convinto di aver ritrovato l’antico sovrano.

Il giorno seguente, però, opposto al ventenne Zverev alla sua prima finale in un 1000, torna ad essere vacuo, vagando per il campo sconsolato, in balia, più che delle argute geometrie tedesche, di se stesso. Novak cade ancora, gettando in fiamme le innumerevoli speranza su di lui nuovamente riposte. Servono nuovi obiettivi, così Djokovic, nella conferenza post torneo, annuncia una nuova collaborazione.

Durante lo Slam parigino, nel suo box, comparirà in veste di allenatore Andre Agassi. L’americano, idolo di migliaia di appassionati, si cimenta in una nuova sfida. Simili, i due, per caratteristiche di gioco. Letali in risposta, dotati, entrambi, di un anticipo superbo. A Novak servono nuove motivazioni. Chissà che Andre, genio estroverso simbolo di una ribellione portata avanti come mantra, non sia ciò che realmente stia cercando.

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