Engels of the streets

David Beckham, Paul Scholes, Dominique Wilkins, Dennis Rodman, Amy Van Dyken, l’attuale star dei Boston Celtics Isaiah Thomas. Tutti sportivi, tutti campioni, tutti costretti a fare i conti con forme più o meno acute di asma.

A questo elenco merita di essere menzionato Stefan Engels, belga di Gent classe 1961, con una popolarità non paragonabile ai grandi nomi appena citati, ma che nondimeno può vantare momenti di sconfinato coraggio.

Iniziando dalla fine, oggi Stefaan Engels, attraverso il progetto “Be A Hero For One Day”, sta cercando di convincere quante più altre persone a cimentarsi almeno in una maratona, nel caso essendo disposti a gettare il cuore oltre

l’ostacolo se tale obiettivo sembra irraggiungibile.

Quando all’ancora giovanissimo Engels i dottori suggeriscono caldamente di evitare grossi sforzi fisici per Stefaan è un duro colpo.

Eppure, con una caparbietà che caratterizzerà i momenti più importanti della sua vita, a 14 anni inizia addirittura a correre in modo agonistico, in continua sfida con sé stesso e con chi non crede che un hobby del genere possa essere compatibile con le sue condizioni.

Appena maggiorenne freme per entrare nell’esercito e svolgere il servizio di leva obbligatorio; non trova però un medico militare che si prenda la responsabilità di dichiararlo abile, sempre per quel maledetto asma.

Stefaan si sente limitato oltremisura dalla società a causa delle sue difficoltà respiratorie, lui sa che il suo corpo è in grado di dare molto di più.

Una grossa svolta si verifica nel 1986, quando riesce a finire la sua prima maratona; considerando le premesse già questo conseguimento in teoria avrebbe del prodigioso.

Sempre a 25 anni decide però di volersi elevare ad ambasciatore per l’importanza dello sport nell’esistenza di chiunque, cercando un modo per attirare l'attenzione dei media e spargere il verbo, non importa quanto tempo ci vorrà.

Stefaan si focalizza con allenamenti progressivi e costanti, curando la nutrizione al parossismo, diventando pian piano un runner notevole.

Siamo ormai alla fine del 2009, Engels si avvicina al mezzo secolo, non può avere lo scatto di una gazzella etiope ma la determinazione è divenuta inscalfibile.

Ora c’è anche l'idea da mettere in pratica, che suonerebbe pazzesca pure per una persona più giovane senza problemi di respirazione, figurarsi per lui: correre una maratona al giorno per un intero anno.

Ovviamente servono anche importanti liquidità per mettere in atto il progetto: Pronokal, ditta farmaceutica specializzata in prodotti per perdere peso, decide di offrirsi come sponsor. Ora non manca nulla.

Ci prova quindi Stefaan. Ci prova, ma fallisce.

Resiste infatti “appena” 18 giorni, poi un infortunio alla gamba gli impedisce di proseguire. La tenacia però è tanta da valutare di proseguire correndo su una sedia a rotelle fino al recupero dell’arto.

Ricondotto alla ragione, si prende il tempo necessario per il totale recupero e decide di ritentare a Febbraio 2010, galoppando per 42.195 metri a Barcellona.

La seconda volta sembra quella buona. La favola di Engels pian piano si sparge e presto centinaia di fan lo seguono per parti del tragitto, anche solo per spronarlo o ringraziarlo per la sua missione, in scene che sembrano rubate a Forrest Gump.

La mente però così non può reggere, Stefaan ha bisogno di dimenticare il più possibile quanta fatica si stia accumulando sulle sue leve inferiori e si inizia a isolarsi, con la musica come unica amica.

Oltre allo sforzo atletico, con il passare del tempo oltretutto aumenta anche lo stress: oltre ai possibili dolori corporali basta un imprevisto come un aereo cancellato per mandare tutto a carte quarantotto.

Dopo aver percorso più di 15.600 km, dopo essere dimagrito 12 kg (pur recuperando quotidianamente l’enorme dispendio di calorie, rimpinzandosi con alimenti talvolta lontani da quelli presenti nelle diete degli atleti professionisti), dopo aver fuso 25 paia di scarpe da running, Engels ce la fa.

Al traguardo di Barcellona, giorno n.365, la sfida è vinta. Barcellona, tornando dove furono mossi i primi passi di questa follia, proseguita passando anche per Regno Unito, Portogallo, il natio Belgio e il Nord America continentale.

Una vittoria più mentale che fisica, senza mai pensare alla corsa di domani, evitando di spingersi oltre i 10 km/h ma anche rinunciando ad affrontare anche una sola gara limitandosi a camminare. La semplice aritmetica parla di 4 ore di movimento continuo quotidiano.

Jet lag, altitudini, condizioni meteorologiche avverse, tutti gli scettici che temevano per la sua incolumità: niente avrebbe potuto fermarlo.

Oltre a un’autobiografia, è stato prodotto anche un documentario, intitolando Marathon Man 365, seguendo (letteralmente) passo per passo Engels durante questa odissea:

Nel giorno in cui si compie questo straordinario record, il 5 Febbraio 2011, tale primato è già in fase di demolizione per opera dello spagnolo Ricardo Abad Martinez, desideroso di riprendersi il trono, da cui fu spodestato proprio da Engels.

Martinez, fermatosi a 150 maratone nel 2009, ricominciò da capo il 1 Ottobre 2010 a Tafalla, stavolta proseguendo per la bellezza di altri 606 giorni ed altrettante gare portate a compimento.

Nel Guinness è rimasto comunque anche il nome di Stefaan Engels. Già, perché nel suo palmares ci sarebbero anche quei 20 triathlon nella variante Ironman (leggasi 3,86km a nuoto, 180,26 km in bici per chiudere con una rilassante maratona) in 12 mesi a cavallo tra il 2007 e il 2008.

Il vostro tipico quarantasettenne asmatico, più o meno.

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