F1 Australia: Shine on you crazy Vettel

L’incubo è finito.
Ventisette Gran Premi senza vittorie iniziavano ad essere francamente troppi.
Soprattutto se sulle tue macchine troneggia un cavallino rampante.
Ferrari è e sempre sarà sinonimo di vittorie, trionfi, emozioni.
E stavano mancando.

La zampata di Vettel in Australia non è un fuoco di paglia.
Va detto subito, evitando incomprensioni o facili pessimismi.
Ferrari arriva come detto da un lungo periodo di vacche magre (l’ultimo titolo piloti risale ad un’epoca fa, Kimi Raikkonen 2007, quando le giornate scorrevano serene anche senza Facebook, Twitter e Matteo Renzi) e forse non sembra vero che a Maranello siano stati in grado di invertire la rotta.
Invece sì, ce l’hanno fatta.

Sia chiaro, non arriveranno vittorie in sequenza o titoli mondiali a grappolo, perchè Mercedes resta pur sempre una formidabile macchina da guerra.
Ma ora non saranno dominatori indiscussi, intoccabili, irrefrenabili.
Ferrari se la potrà giocare.

Vettel festeggia alzando al cielo il volante della McLaren Honda

In Australia Vettel ha superato i suoi, altissimi, limiti.
In qualifica ha letteralmente azzannato la prima fila come una belva in odore di sangue; Hamilton era lì, a tre decimi e l’ansimare di Sebastian metteva a lui pressione.
Il leit motiv della gara non sarebbe stato più “ce la giochiamo in casa” come stava avvenendo dal 2014, ma “me la dovrò sudare”.
Bluffava forse Lewis, non si aspettava una Ferrari così veloce, consistente; oppure aveva intuìto, da cavallo di razza qual è, che qualcosa era cambiato o perlomeno stava cambiando.

Allo spegnersi dei semafori il vuoto che negli anni scorsi separava costantemente le frecce d’argento dal resto della truppa non veniva a crearsi; Vettel rimaneva lì, vicino, tanto, troppo.
Con queste monoposto riuscire a seguire la macchina che precede a meno di un secondo significa solo una cosa: che ce n’è.
Ce n’è per rimanere attaccati, perchè se a uno come Vettel viene l’acquolina allora è davvero dura scrollarselo di dosso.

Vettel rovescia cinquemila euro di Champagne addosso al suo ex compagno Mark Webber

Passavano i giri e Hamilton, sempre più innervosito, citofonava ai box per chiarimenti, gridando la propria frustrazione: “non posso andare più forte, le gomme non tengono”.
Ma ben presto, da fuori, appariva chiaro che il problema di Lewis non erano le gomme, ma la Ferrari.

Quest’anno Pirelli ha portato in pista pneumatici in grado di mantenere costante la prestazione; non c’è quasi degrado, il che significa che il pilota può spingere e non deve necessariamente gestire, come avveniva negli anni scorsi.
Questo, viste le circostanze create dalla pressione esercitata da Vettel, ha colto in inganno Lewis che, non riuscendo ad andare più forte degli altri com’era abituato, ha pensato fosse un problema di gomme.

Più larghe, più cattive, più veloci. Queste le monoposto 2017.

Rientrato ai box circa tre-quattro giri in anticipo rispetto alla sosta prevista ha dato il via libera alla tigre rossa che in quelle tornate ha spinto il più possibile, aiutato anche dal tappo che Verstappen, trovandosi davanti al rientrante Hamilton ha creato, facendo perdere tempo all’inglese.

(Il Direttore Esecutivo Mercedes Toto Wolff mostra tutto il suo aplomb teutonico)

Finita la girandola dell’unico pit stop previsto in gara, nessuno dei primi è riuscito in pista a ribaltare la situazione, sia sorpassando sia tentando un ulteriore blitz ai box.
Questa situazione, di gara “pulita” senza troppi inganni strategici, ha mostrato una Ferrari (solo nelle mani di Vettel) davvero veloce e consistente, capace di gestire e alla bisogna di incrementare il gap.

Hamilton rientra dietro Verstappen; per lui Miss Italia finisce qui.

Dietro al tedesco e all’inglese le seconde linee; Bottas ha chiuso vicino al caposquadra mostrando buone doti velocistiche, mentre Kimi Raikkonen ha letteralmente fatto a pugni con la macchina, non solo in gara ma per tutto il weekend.
Ha persino dovuto difendersi dall’arrembante Max Verstappen, unica claudicante Red Bull in zona punti (Ricciardo attardatissimo per problemi tecnici), sfoderando nel finale il giro veloce della gara; perchè Kimi, lento e impacciato sia in qualifica che per quasi tutto il Gran Premio, è poi riuscito a stampare il giro più veloce di tutti?
Non si sa e se si sapesse non sarebbe Kimi Raikkonen.

Kimi Raikkonen nella sua unica espressione

Vettel riporta quindi a Maranello la coppa del vincitore, in una gara avarissima di sorpassi e di spettacolo, che pone il tema della gestibilità di queste nuove auto sì velocissime (si parla di 30 km/h più veloci in curva rispetto al 2016) ma che non lasciano grandi possibilità a chi vuole attaccare in pista.
Non si chiede certo una sbornia di finti sorpassi drogati da quell’oscenità che è il DRS (che non crea veri sorpassi ma semplici scambi di posizione), ma di dare una maggiore possibilità a chi segue di rimanere in scia all’avversario, creando possibilità per un sorpasso. Vero.

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