Formula 1 Monaco – Rosso ghiaccio

La pennellata rossa sul Gran Premio di Monaco è totale; non ci sono sfumature, non c’è incertezza.
Pole position e doppietta per la Scuderia Ferrari, un dominio assoluto a dimostrazione di quanto questa monoposto sia nata e cresciuta sotto una stella straordinaria.

Non deve essere facile però per Kimi Raikkonen accettare il verdetto finale; partito in pole dopo quasi nove anni il finlandese ha controllato tutta la prima parte di gara fino al pit stop.
Essendo Montecarlo un circuito sul quale è impossibile sorpassare, il leader della gara ha una e solo una strategia possibile; attendere i pit stop degli avversari e poi fermarsi, per ultimo.

Non conta la velocità sul giro, non conta la bravura nei sorpassi, o la velocità massima sui rettilinei; qui ci si deve solo difendere e portare a casa il risultato.
Ricordate Imola 2005 e Imola 2006 quando a parti invertite Alonso e Schumacher vinsero il Gran Premio tenendo dietro il proprio avversario ben più veloce?
Ecco, qui a Monaco è ancora più difficile sorpassare e sarebbe stato molto facile per Kimi colpire il bersaglio grosso.

Ma purtroppo per lui il team lo ha fermato prima di Vettel, lasciando al tedesco la possibilità di spingere a tutta con gomme più performanti sfruttando pure il traffico in cui Kimi è sprofondato dopo la fermata ai box.
Vettel ha guadagnato tutto il tempo necessario per ritrovarsi davanti e una volta presa la posizione numero uno ha solo badato a portare la sua rossa a casa.

Mentre dietro di loro Ricciardo, Bottas e Verstappen provavano ad infastidirsi (ma come già detto, tutto fumo, qui non si sorpassa) chissà quali pensieri sono passati dentro al casco di Kimi Raikkonen.
La sua espressione, glaciale come non mai, durante la premiazione finale rimane un gigantesco punto di domanda sul proseguo della sua carriera in Ferrari.
La botta presa oggi ha il sapore di poca fiducia in lui da parte della squadra, di un segno indelebile da secondo pilota che, per legittime scelte di classifica, non può togliere punti al caposquadra.

Ferrari sa benissimo che questo è l’anno buono; ogni flessione di Mercedes e di Hamilton vanno capitalizzate e puntare tutto su Vettel significa dare in mano ad un pilota letale l’arma definitiva per lavorare ai fianchi e poi stendere il rivale che oggi ha concluso in settima posizione perdendo punti importantissimi.

Siamo tornati ai tempi di Schumacher e Barrichello?
Sembra di sì; ma se in guerra e in amore tutto è permesso, in Formula 1 lo è ancor di più.

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