Formula 1: Non sparate su Kimi

E’ da sempre il bersaglio preferito di stampa e tifosi “contro”.
Probabilmente entrambe le fazioni hanno sempre mal digerito il fatto che un personaggio così anticonformista, lontano dall’asfittica perfezione regnante in Formula 1, sia nettamente tra i più amati.

Fin da giovane ha mostrato velocità e talento sopraffino alla guida, a dispetto dell’abnegazione e del sacrificio al lavoro; mago del giro veloce, campione del mondo 2007 al fotofinish, appassionato di rally (due stagioni in WRC) e di Motocross.

Ora in Ferrari sta vivendo una seconda parte di carriera a due facce; Kimi è ancora veloce a dispetto dei suoi quasi 38 anni, ma come è giusto che sia a Maranello il numero uno spetta di diritto a Sebastian Vettel.
Kimi ne è consapevole, non sappiamo se sul contratto ciò sia scritto nero su bianco, e spesso e volentieri ha dato disponibilità alla squadra sacrificando la sua gara per proteggere Vettel o fare da esca ai suoi avversari.

Ma un concetto deve essere chiaro: se a un giocatore si chiede di fare lo stopper non si può poi pretendere che faccia anche gol.

Raikkonen è il pilota ideale al fianco di Vettel, sia per prestazioni (nel 2016 lo ha battuto in qualifica e nel 2017 non sta sfigurando) sia per armonia di squadra (i due sono amici).
In una sorta di struttura costruita ad immagine e somiglianza di Vettel, che intendiamoci rimane necessariamente l’unica punta sulla quale Ferrari deve continuare a puntare, Kimi è un perfetto numero due.

Certo, vorremmo tutti vederlo segnare pole e vittorie a ripetizione, ma a fine carriera, e in una squadra che come detto non spinge solo su di lui, non possiamo pretendere miracoli.
Ma dobbiamo necessariamente contestualizzarlo.

A fine stagione il suo contratto scadrà; la sua carriera è quindi a un bivio, un altro anno in Ferrari o il ritiro definitivo.
Sconvolgere la squadra piazzando un altro numero uno (Verstappen, Ricciardo o Alonso) non conviene a nessuno; ciò significherebbe minare la fiducia bidirezionale tra Vettel e la squadra scatenando quelle lotte intestine che soltanto se si ha una macchina nettamente superiore (Mercedes 2014-15-16) ci si può permettere.

La seconda soluzione potrebbe essere lanciare un giovane pilota, in questo caso Antonio Giovinazzi.
L’idea è affascinante, ma Giovinazzi ha all’attivo in Formula 1 soltanto due Gran Premi (dei quali uno finito a muro) e da qui alla fine della stagione potrà partecipare soltanto a nove turni di prove libere con la Scuderia Haas.
Un po’ pochino per un pilota Ferrari che deve sostenere pressioni incredibili, portare a casa risultati concreti, indirizzare la squadra nella ricerca dell’assetto ideale e lottare con piloti di talento ed esperienza.
Anche Verstappen per intenderci, prima di passare in Red Bull, ha accumulato un anno di esperienza in Toro Rosso.

Quale soluzione quindi?
L’unica percorribile, in attesa di capire se Giovinazzi vale davvero la Ferrari, è quella di rinnovare Raikkonen.
A fine 2018, se Vettel avrà di nuovo fallito la rincorsa al titolo mondiale, allora le gerarchie potranno saltare e in Ferrari si potrà puntare su nomi nuovi, su talento fresco, su un nuovo corso.
Di nome Max Verstappen.

Ma nel frattempo non si commettano errori di valutazione grossolani.
Non si spari su Kimi Raikkonen.

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