Formula 1 tragedy, Zolder ’81

Zolder, Fiandre, Belgio.
Circuito Fiammingo tristemente noto per esser stato teatro, nel 1982, dell’incidente che causò la morte del pilota probabilmente più amato della storia della formula 1: Gilles Villeneuve.

Tutti coloro che hanno visto quelle immagini ricorderanno per sempre il suo corpo, ormai esanime, accasciato al suolo; istantanea terribilmente rappresentativa di ciò che la formula 1 poteva essere in quegli anni.
Anni lontani, che rimarcavano il sottilissimo filo sul quale i piloti, e non solo, correvano senza rete a proteggerli.

Ma non è di Gilles che qui si parlerà.
Torniamo indietro di un anno, nel 1981.
Reagan Presidente, l’attentato al Papa, la scoperta della Loggia P2, Alfredino Rampi sono solo alcuni dei fatti che costellarono quell’annata, così densa di tragedie, di delitti, di tensione.

Molto più banalmente nel magico mondo della formula 1 moderna, agli albori, si assiste ad un’annata di transizione, con un ricambio generazionale in atto che vede le nuove leve (Prost e Mansell su tutti) affacciarsi laddove vecchie volpi ancora tengono il bastone del comando.
Le scuderie inglesi spadroneggiano, la Ferrari di Villeneuve e Pironi arranca.

Ma torniamo al gran premio di Zolder.
Il weekend di gara si apre con un brutto incidente in una pit lane davvero senza regole; decine e decine di addetti ai lavori, ospiti, appassionati, intasano un lembo d’asfalto di soli sette metri di larghezza.
Carlos Reutemann e la sua Williams colpiscono un giovane meccanico dell’Osella; fratture multiple, gravi, gravissime.
Sul momento le sue condizioni sono disperate; morirà il lunedì seguente.

I soccorsi a Giovanni Amadeo

Questo fatto scatena le coscienze dei colleghi del povero ragazzo; domenica prima della gara i meccanici in pista organizzano uno sciopero generale tentando di bloccare lo svolgimento del gran premio, trovando sponda in alcuni piloti quali Villeneuve, Pironi, Lafitte, Patrese, Andretti.
Le condizioni di lavoro erano considerate davvero pericolose e quel gesto doveva colpire in alto per essere ascoltato.

Ma come sottolineato siamo agli albori della formula 1 moderna; non c’è democrazia, i primi contratti per le dirette TV sono una conquista commerciale rilevantissima per la gestione Ecclestone e lui stesso, Frank Williams, Ken Tyrrel e Mayer impongono senza mezze misure ai propri piloti di tornarsene all’interno dei loro abitacoli e correre.
“Partite e investiteli tutti!”.
Altrimenti sarà licenziamento immediato.

Il segnale TV richiedeva tempi celeri per le trasmissioni e questo obbliga i piloti ad abortire la consueta procedura di partenza; il giro di ricognizione viene imposto all’istante impedendo ai piloti scioperanti di lasciare correttamente le loro caselle in griglia.

Villeneuve e Pironi dopo lo sciopero

Ne viene fuori una confusione che da la misura dell’improvvisazione e della poca professionalità che ai tempi regnava; alcuni piloti, coloro i quali già attendevano in macchina l’inizio del giro di ricognizione, partono e si schierano con largo anticipo rispetto a quelli che avevano prestato il loro appoggio alla protesta, creando così non pochi problemi alle temperature di esercizio dei propri propulsori.

Attendendo l’arrivo in griglia dei piloti “ritardatari” infatti a Reutemann e Patrese va in stallo il motore; l’argentino si sbraccia attivando il soccorso addirittura di Frank Williams in persona, mentre l’italiano per circa un minuto viene lasciato solo sulla sua quarta casella in griglia, in una condizione di per sé davvero pericolosa.

Il buon senso, le regole, ogni considerazione in merito avrebbe voluto una ripetizione completa della procedura di partenza, ma come detto Ecclestone e soci su questo punto si dimostravano irremovibili; la gara deve partire immediatamente, le TV hanno la precedenza su tutto e non si può permettere ad un inconveniente di azzoppare lo show.

Su pressione di Bernie il direttore di gara Ongaro da quindi il via alla competizione.
Nessuno probabilmente si è accorto che, contestualmente al via del semaforo verde, entra in griglia David Luckett, capo meccanico di Patrese, che con la sua pistola ad aria compressa aveva l’intenzione di far ripartire il suo pilota riattivando il propulsore.

La scena che va in diretta mondiale è raccapricciante.
Luckett si inginocchia dietro la monoposto di Patrese e proprio in quel momento decine di macchine da corsa rabbiose, urlanti, partono per il gran premio.
Patrese, in seconda fila, è scartato da diverse monoposto ma purtroppo Sigfried Sthor, suo compagno di squadra alla Arrows, avendo la visuale coperta dalle auto davanti a lui, scarta verso destra ritrovandosi a pochi metri Patrese fermo e il suo capomeccanico accovacciato.

Le immagini danno la misura di ciò che ha tentato, invano, di fare Sthor.
La sua auto frena al massimo bloccando le ruote, sbanda leggermente, il pilota non riesce a fermarla in tempo centrando in pieno Patrese e schiacciando il capo meccanico in una morsa terribile.

La disperazione è visibile; non è possibile sentirne le urla ma Stohr è sconvolto, evidentemente scosso, anche alla luce della tragedia accaduta a Reutemann due giorni prima.
Il corpo di Luckett è accasciato davanti alla sua monoposto, le sue gambe in una posa innaturale, i detriti a ricoprire il luogo del misfatto, gli addetti ad intervenire senza apparentemente aver chiara la situazione.

Il livello di sicurezza che imperversava a cavallo tra gli anni settanta e ottanta era questo; immagini del genere viste con gli occhi di chi è abituato a sorbirsi decine di ingressi di safety car sono qualcosa di agghiacciante, sconvolgente, tremendo.

Carlos Reutemann, vincitore del GP

La gara continuava nonostante i soccorsi in pista; sul rettilineo principale le monoposto sfrecciavano a pochi metri dai soccorsi, in un clima surreale.
Piquet in fuga non accennava a rallentare e solo Pironi, secondo, alla vista dell’ambulanza alzava il piede e fermava il gruppo.
Il gran premio riprendeva con molto ritardo, quasi a dare una lezione alle pressioni per una partenza in fretta e furia da parte di Ecclestone, e vide proprio Reutemann vincere e dedicare il risultato a Giovanni Amadeo, da lui travolto in corsia box.

Dave Luckett dal canto suo verrà trasportato in elicottero a Lovanio, stesso ospedale che accoglierà, con esiti purtroppo nefasti, Gilles.
Ma fortunatamente Dave, a parte la doppia frattura alle gambe e la commozione cerebrale, non era in pericolo di vita.


Avrà tempo e modo di riprendersi e affrontare una lunga carriera nel motorsport.
Questa volta, perlomeno, un lieto fine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *