Francesca Schiavone: il ruggito della leonessa

Francesca Schiavone

Parigi, 5 giugno 2010. Nel tabellone femminile, e’ stato uno strano Roland Garros quello che ha sancito l’inizio della seconda decade del millennio. Le principali teste di serie, a partire dalle sorelle Williams, dominatrici del circuito WTA, sono cadute prima di arrivare all’ultimo atto del torneo. Quel sabato di inizio giugno, così, a giocarsi il titolo parigino ci sono due giocatrici che, in quel momento, non sono mai arrivate fino in fondo ad un torneo dello Slam. Da una parte della rete c’è l’australiana Samantha Stosur, tennista dotata di fondamentali potenti e di un ottimo servizio, che dopo aver eliminato in serie la ex regina della terra rossa Justine Henin, Serena Williams e la Jankovic, è la favorita d’obbligo per la vittoria finale. Dall’altra c’è un’italiana, che si è presentata nella capitale francese da numero 17 del tabellone, ha colpi tecnicamente perfetti e un carattere indomito, ma ha anche quasi 30 anni e in un torneo di tale prestigio non è mai andata oltre i quarti; si chiama Francesca Schiavone, ma per tutti è la Leonessa, data la grinta con cui affronta ogni singolo punto come se fosse il più importante della sua carriera.

Il Roland della “Schiavo” è partito in sordina, ma poi si è trasformato in una marcia trionfale fino a quel 5 giugno, nella quale a un tennis spettacolare e ad una notevole forza mentale che le ha permesso di ribaltare più di un pronostico si è aggiunta anche una giusta dose di buona sorte, elemento sempre d’un certo peso quando si tratta di portare il destino dalla propria parte per scrivere pagine memorabili di sport. Al primo turno Francesca si è trovata, infatti, sotto di un set contro la non irresistibile russa Kulikova, ma poi di carattere ha chiuso al terzo col punteggio di 6-4 in suo favore. Da quel momento in avanti, però, dopo essere stata sul ciglio del burrone ed essere riuscita a non precipitare, la 29enne milanese è diventata una macchina pressocchè perfetta, non cedendo più neanche un set alle sue avversarie. 6-2 6-2 alla Ferguson al secondo turno e 6-4 6-2 alla cinese Na Li, che dodici mesi più tardi si laureerà campionessa a Parigi proprio contro Francesca, al terzo. In ottavi è la 30esima favorita del torneo Maria Kirilenko che deve cedere il passo con un duplice 6-4, mentre ai quarti di finale la Schiavone firma una vera e propria impresa contro la danese Caroline Wozniacki, sfiancata da una maratona al turno precedente contro l’altra azzurra Flavia Pennetta ma comunque una delle migliori al mondo su terra battuta, dominata per 6-2 6-3.

La semifinale, per la Leonessa, è un duro scoglio da superare: ad attenderla c’è la numero 5 del seeding Elena Dementieva, russa con delle lacune per quanto riguarda il servizio ma che nello scambio è in grado di mettere sotto chiunque. Il primo set è equilibrato e si gioca su pochi punti; alla fine è ancora Francesca a spuntarla, conquistando un prezioso tie-break. La seconda partita si preannuncia ancora più combattuta, ma quando le telecamere della TV si ricollegano con lo Chatrier dopo la pausa inquadrano la “Schiavo” che firma la telecamera celebrando, prima donna italiana a riuscirci, il raggiungimento della finale. La Dementieva, di fatti, si è ritirata, e adesso tra la milanese e la Coppa c’è solo Sam Stosur.

Schiavone Stosur

La Schiavone, quel 5 giugno, è centratissima, e sta in campo dando sin dal primo quindici la percezione che tra lei è la storia sia solo questione di tempo. Il primo parziale recita 6-4 per l’italiana, che con merito si porta in vantaggio. Il secondo set si trascina fino al tie break, ma per la Stosur, condizionata probabilmente anche dalla pressione di essere per classifica la favorita, quel sabato pomeriggio contro Francesca non c’è davvero niente da fare. 6-2 per l’azzurra e quattro match point di fila; basta il primo, con un meraviglioso rovescio sulla riga su cui l’australiana nulla può. La Leonessa ha conquistato la sua Arena come il Gladiatore impersonato da Russell Crowe fece nella pellicola di Ridley Scott, e adesso può lasciarsi crollare sul campo, baciare la terra rossa del Centrale e piangere di gioia. I tricolori sventolano sullo Chatrier e le note dell’Inno di Mameli risuonano nell’aria di Parigi per festeggiare il primo successo Slam italiano nel circuito femminile, terzo complessivo dopo quelli di Pietrangeli e Panatta. La “Schiavo” ha firmato la sua impresa più bella, divenendo la seconda giocatrice più “anziana” di sempre ad aver vinto per la prima volta uno Slam, ed è entrata nella storia dello sport dalla porta principale, assicurandosi di non uscirci mai più.

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