Golden State – San Antonio, Hit Parade

Kawhi Leonard: Ha giocato appena 23 minuti in tutta la serie, eppure in casa Spurs è il primo nome che viene logico citare: dopo aver giocato metà incontro è costretto a lasciare il campo con un personale +21 di plus/minus e Gara 1 in casa di Golden State praticamente messa in ghiaccio, con conseguente vantaggio casalingo scippato.
Tutto sembrava deciso a favore dei nero-argento, non fosse per il discusso piazzamento di Pachulia mentre contesta un tiro del leader di San Antonio, lasciando una scarpa proprio dove Kawhi atterra, provocando la torsione innaturale di una caviglia sinistra che già aveva accusato duri colpi in precedenza.
L’assenza di Kawhi ha aperto crepe difensive che hanno permesso ai Warriors di banchettare, prima effettuando un recupero incredibile in Gara 1 (sotto anche di 25 ), poi arrivando relativamente in carrozza verso un 4-0 difficilmente pronosticabile sulle prime.
Una stagione sublime che si chiude in modo a dir poco amaro. Con tutto il tempo per riprendersi dall’infortunio e con la sua instancabile dedizione non dubitiamo che Leonard sarà nuovamente la punta di diamante di una San Antonio ancora temibile.
Per lui ripeschiamo gli Eels, Eyes Down.

Gregg Popovich: intoccabile anche nella sconffita: è appena la terza volta che gli Spurs sotto la sua gestione escono con una sweep, in qualcosa come 20 stagioni consecutive da partecipanti alla postseason. I precedenti contro i Lakers bulldozer del 2001 (quelli dell’assurdo record di 15-1 nei playoff) e i Suns del 2010, in una delle versioni meno convincenti tra quelle viste a San Antonio nell’era dei Big 3 (che è comunque equivalsa ad una stagione da 50 vittorie).
Furente per quanto accaduto a Leonard, non condanna esplicitamente il gesto ma è consapevole per primo di come questo significhi un sostanziale capolinea per la stagione dei suoi, che con il possibile MVP della stagione in campo sono riusciti a limitare l’infinito potenziale offensivo dei Warriors.
In Gara 4 alza bandiera bianca dall’inizio e concede quello che sembra proprio dover essere un ultimo giro di giostra da titolare al suo alfiere Ginobili. Conclude la sua stagione reclamando in conferenza stampa con grande sportività la giusta dose di rispetto per gli avversari e la loro impresa.
Tornerà ancora in piedi, come cantavano i The Foundations. Arrivederci a Ottobre Pop.
The Foundations – Back On My Feet Again

Stephen Curry: le giocate risolutive della cruciale Gara 1, quando la nave sembrava aver preso troppa acqua per non affondare, sono le sue e di Durant.
Dopo il quarantello nell’opener, senza Leonard a difesa estrema del fortino e disponendo sempre di almeno 3 bocche da fuoco sempre pronte a sparare, Steph può banchettare assieme ai suoi soci, riuscendo ad imporre il loro ritmo supersonico e non scendendo più sotto i 120 punti.
Le cifre per l’MVP stagionale in carica parlano di 31,5 punti nella serie, un’enormità visto il peso specifico dei coinquilini (anche a causa di un Thompson dalle polveri stranamente bagnate), sparando con il 56% dal campo. Rischia grosso solo per una giocata discutibile di Dedmond nel finale di Gara 3, anche se a giudicare dalla sua prestazione nella partita decisiva (36+5+6 in 34 minuti) il suo ginocchio non dovrebbe avere accusato ripercussioni.
Il recupero da 3-1 della scorsa stagione sanguina ancora, i Warriors sono in missione; cavalieri o celtici, il figlio di Dell non ha intenzione di prendere prigionieri.
Bloc Party – Ratchet

Zaza Pachulia: non a Durant, non a Thompson né a Green: il secondo riflettore per i Warriors una volta tanto è rivolto verso Pachulia, coinvolto nella singola azione che ha ribaltato gli equilibri dell’intera serie, estromettendone Leonard già a metà del primo match.
Il centrone georgiano, così come la star degli Spurs, compare pochissimo nella serie: cade vittima a sua volta di un infortunio al tallone destro all’inizio di Gara 2, fermando il cronometro del suo utilizzo totale nella serie ad appena 33 minuti.
Zaza punta ora il dito contro le bellicose dichiarazioni a caldo di Popovich dopo il fattaccio, considerandole tra le cause delle minacce grandinategli addosso dai social, non solo personali ma purtroppo ampliate ai familiari.
Cercando di sdrammatizzare su queste degenerazioni del tifo e lasciando a voi pensieri sull’intenzionalità o meno del fattaccio, per Zaza è adeguato un classico di LL Cool J, Mama Said Knock You Out.

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