Laguna Seca 2008, la resa dei conti

Per un paio di anni Ducati è stata in cima al mondo e non solo in Superbike.
Era appena stata inaugurata l’era delle Motogp 800cc, un passo indietro forse, un argine contro le potenze straripanti delle rabbiose 1000cc.
Si voleva impedire un’escalation incontrollata di prestazioni ma ben presto ci si rese conto che a fronte di una piccola diminuzione in termini di velocità sul dritto, a causa del minor peso e della maggior maneggevolezza le 800cc in curva raggiungevano velocità di percorrenza altissime.

Il cambio di regolamento venne varato in concomitanza con il 2007; Beyonce, Rihanna e Alicia Keys insieme allo straordinario The Departed accompagnavano l’anno magico per i motori di rosso vestiti, con Raikkonen su Ferrari e Stoner su Ducati.

La casa bolognese dopo il debutto in Motogp nel 2003 affrontò gli anni seguenti in discreta progressione prestazionale, arrivando nel 2006 a giocarsi il titolo (complici anche i problemi tecnici che colpirono la Yamaha di Valentino Rossi) con Loris Capirossi.
Titolo poi perso a causa del bruttissimo incidente causato proprio dal compagno di team Sete Gibernau in quel di Barcellona quando Loris stava occupando la testa del mondiale.

A Borgo Panigale sfruttarono perfettamente il cambio di regolamenti e presentarono per il 2007 una 800cc iper competitiva; ma nulla sarebbe successo se in sella non ci fosse stato Casey Stoner.

Il canguro prese in contropiede persino Valentino che non poté fare altro che alzare bandiera bianca di fronte all’ex “rolling stoner”, ora capace di gestire, scappare, vincere e dominare come un veterano qualsiasi, a soli ventuno anni.

Perso abbastanza sonoramente il titolo del 2007, Yamaha decise che per il 2008 si sarebbe dotata delle stesse gomme Bridgestone che su Ducati avevano fatto faville; eliminare una variabile avrebbe giocato a loro favore avendo in casa il pilota più forte.

Ma una mano venne loro data da Ducati stessa; l’impossibilità di portare avanti il progetto con telaio a traliccio dirottò il Reparto Corse sulla scelta estrema del carbonio e del motore portante, creando non pochi problemi di messa a punto nelle fasi iniziali del mondiale.

Valentino prese il largo mentre Casey, costretto ad arrancare, riusciva a portare a casa podi e buoni piazzamenti, senza poter affondare il colpo come ben gli riusciva fino a dodici mesi prima.

Rossi trionfa al Mugello, è la terza vittoria consecutiva del 2008

La critica iniziò a dubitare pesantemente delle qualità del pilota di Kurri-Kurri, ma sebbene i suoi trionfi venissero costantemente ascritti a gomme migliori o ad un’elettronica più efficiente (“Stoner apre e fa tutto l’elettronica” era il leit motiv dell’epoca) in Ducati ben sapevano che il violino andava accordato per permettere al violinista di suonare al meglio.

Durante i test post Gran Premio di Barcellona arrivò il click; in Ducati trovarono la quadra e Casey abbozzò i primi sorrisi.
Ora in sella poteva tornare ad essere quel gatto che era sempre stato e da lì in poi la vittoria non sarebbe stata più impossibile.

Detto, fatto.
Nei successivi tre Gran Premi corsi a Donington Park, Assen e al Sachsenring Stoner portò a casa bottino pieno; tre su tre e mondiale completamente riaperto.

Stoner vince anche ad Assen, Olanda

Il vantaggio che Valentino Rossi aveva sull’australiano si era assottigliato in maniera allarmante; la spia era accesa, anche per il fatto che la maggior parte dei circuiti presenti nella seconda parte del calendario sorridevano a Casey.
Ad iniziare da Laguna Seca.

Laguna venne reintrodotta nel motomondiale (dopo lo stop del 1994) soltanto nel 2005 e solo per la categoria Motogp; troppo pericolosa si disse.
I muri di contenimento erano pericolosamente vicini, le vie di fuga praticamente inesistenti e la conformazione della pista, tutt’altro che accomodante per moto con oltre duecentocinquanta cavalli, portava le lancette del rischio paurosamente fuori scala.

Nel corso degli anni vennero apportate modifiche sostanziali e nel 2007, al primo anno di Ducati, Stoner aveva letteralmente giocato, vincendo a mani basse palesando una superiorità che non poteva essere ascritta solamente alla competitività del mezzo.

Valentino questo lo sapeva bene ed era chiamato ad uno sforzo straordinario per contenere, limitare, fermare lo strapotere del canguro e la sua conseguente rimonta in classifica generale.

Durante le prove Casey diede spettacolo; passo gara e tempo sul giro erano di un’altra categoria.
La pole position del pilota Ducati riportava un vantaggio di mezzo secondo sul numero due in griglia (V.Rossi) anch’egli capace di un giro oltre le aspettative; tutto il resto della truppa, a parte Hayden terzo, navigava dal secondo di distacco in su.
Una lezione in piena regola.

Stoner al “cavatappi”

Il risultato finale del Gran Premio non avrebbe dovuto essere in discussione; Casey era superiore, la sua moto lo assecondava, ed insieme erano capaci di cose mirabolanti come solo Jimi Hendrix e la sua Fender erano in grado di fare.
Staccate, traversi, ruote fumanti.
Roba da poster.

Ma Valentino ben sapeva che il circuito, quel circuito, mal si adattava a propositi di fuga solitaria; uno staccatore puro come lui poteva, e doveva, mettere le ruote davanti a Casey, spezzargli il ritmo, innervosirlo, proprio come una palla corta giocata a un regolarista, uno scatto in salita fatto a un passista, un timeout chiamato dopo un parziale netto a sfavore.

Valentino lo sapeva e avrebbe fatto di tutto.

La gara partì e Valentino forzò subito la prima staccata; non su Stoner, che era già in testa, ma su Hayden, partito meglio di lui.
Lo passò e si tuffò all’inseguimento di Casey; sapeva bene, benissimo, che non poteva in alcun modo lasciarlo respirare, lasciargli il pallino del ritmo, lasciarlo scappare.

Al “cavatappi”, ripidissima e strettissima esse in discesa, marchio di fabbrica del circuito, Rossi passò Stoner; Casey stordito e probabilmente anche sbalordito capì che da quel momento ogni tattica sarebbe saltata.
Niente fughe solitarie, niente giri veloci, niente passerelle.
Valentino non era stato ancora battuto e avrebbe tentato di tutto per mandare un segnale al suo rivale; “io ci sono, non mi arrendo”.

Da quel momento i due, rivali, nemici, che mal si sopportavano e che da quel giorno in poi ancor meno si sarebbero sopportati, misero in scena uno dei duelli più belli della storia del motomondiale.

La misura di ciò di cui furono capaci la diede la regia che, grazie alle telecamere onboard, misurò gli spazi angusti, assenti, nei quali i due si tuffarono per sopravanzare l’altro.
Il tracciato non era assolutamente adatto ad ospitare duelli fatti di cambi di traiettoria, lunghe staccate, sorpassi in scia e quant’altro; ma loro due, soltanto loro due, furono capaci con il loro smisurato talento di ergersi letteralmente un gradino sopra tutti entrando in una trance agonistica d’altri tempi.

Vicini, uniti, inseparabili

Stoner più forte in accelerazione e nei curvoni veloci, Rossi più forte in staccata e nello stretto.
Sorpassi, controsorpassi, con immagini da brivido; come quella che vide Stoner, sul “rettilineo” (che rettilineo non è) di partenza, scollinare a gas aperto passando Rossi all’esterno, con la moto che no, non voleva e non poteva resistere, ma che doveva arrendersi al coraggio dell’australiano.

O ancora l’immagine simbolo di quella gara, la sequenza che rimarrà impressa per sempre nella storia di quel mondiale; Valentino, nell’estremo tentativo di resistere al sorpasso in piega all’esterno di Stoner, in salita, a moto abbracciate una all’altra, che ritarda la staccata del cavatappi talmente tanto da dover girare sulla sabbia.
In discesa, fuori dal cordolo, resistendo a Casey e mantenendo la testa della gara.

Un duello muscolare, perchè la guida di Stoner lo era; niente a che vedere con traiettorie pulite e staccate chirurgiche, no, a Laguna i due fecero letteralmente a botte, a carenate, portando i loro enormi cuori rigonfi di coraggio così vicini tra loro.

Il duello andò avanti per parecchi giri, fino a otto dalla fine quando alla staccata dell’ultima curva Casey venne indotto all’errore forse dalla distrazione, forse dall’adrenalina andando a finire a ruote all’aria in una vasca di sabbia, vanificando le speranze di tutti gli appassionati del mondo che avrebbero voluto vedere una resa dei conti da Far West fino alla fine della gara.

Stoner arriva lungo ma la sabbia è profonda e cade

Quel Gran Premio fu loro due.
Nient’altro passò negli occhi dei tifosi, delle tv, dei commentatori.
Stoner dopo la caduta ripartì e fini secondo a tredici secondi.
Il terzo, Chris Vermeulen su Suzuki, specialista di Laguna e trionfatore in Superbike, finì a ventisei secondi.
Gli altri dopo la musica.
Nella Motogp moderna non sarebbe mai successo.
A Laguna si.
Perchè i due letteralmente volarono.

Stoner in gara era più veloce; suo infatti il giro migliore.
Ma non riuscì mai a scappare e quando durante il duello arrivò lungo e perse terreno, in un paio di giri ripiombò alle spalle del Dottore segnando parziali record come fosse in qualifica.
Valentino però sublimò la tattica di gara e nulla Casey poté di fronte alle sue staccate.

Valentino bacia l’asfalto del “cavatappi”

A fine gara si aprì lo squarcio polemico tra i due, con Casey ad accusare Rossi di scorrettezze e Rossi a rispondere che la Motogp non è un gioco.

Il sorpasso di Valentino venne giudicato regolare dai commissari, sebbene una parte della critica non lo reputò tale in quanto da regolamento è vietato tagliare la pista e trarne vantaggio.

Piccolezze, scaramucce; l’astio che accompagnava il rapporto tra due numeri uno non avrebbe mai potuto ridimensionare ciò che entrambi erano riusciti a fare.

Ma Laguna fu un crocevia decisivo; dopo la vittoria nel GP degli USA Valentino Rossi inanellò quattro vittorie consecutive, due delle quali letteralmente devastanti per il morale e la classifica di Stoner.

Sia a Brno che a Misano infatti Casey cadde; mentre era in testa, mentre aveva Valentino, staccato di poco, alle calcagna.
Rossi aveva instillato grossi dubbi nella granitica consapevolezza di Stoner; era riuscito a minare, come una goccia d’acqua sulla roccia, un talento cristallino scoprendone il punto debole.

Motegi, Rossi è campione del mondo

L’ultima delle cinque vittorie consecutive del Dottore, a Motegi, fu quella decisiva per la conquista del titolo.
Da quel momento Stoner si sentì come liberato e nelle ultime tre gara andò a vincere sia a Phillip Island (suo giardino di casa) che a Valencia.

Un annata tesa, un mondiale decisivo per la carriera dell’australiano che da quel momento in poi cadde nello sconforto di due anni difficilissimi, costellati da difficoltà della sua moto e da problemi di salute che lo allontanarono, bruscamente, da Ducati.
Ma questa è un’altra storia.

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