Le grandi rimonte nella storia del calcio (part.1)

La clamorosa rimonta della Roma ai danni del Barcellona, replicata solo in parte dalla Juventus il giorno seguente a domicilio del Real Madrid, hanno riportato alla mente altri clamorosi capovolgimenti di risultato nella storia del calcio.
In attesa di sapere se i tifosi giallorossi potranno festeggiare nuovamente per un altro recupero prodigioso, stavolta ai danni del Liverpool, noi siamo andati a ripescare un precedente per ogni stagione degli anni ’90, prendendo in considerazione unicamente le competizioni a livello continentale.

Di seguito la prima parte di questo speciale; non mancheranno team prestigiosi e formazioni rimaste nella memoria collettiva, eppure si inizia con un confronto che non ci azzarderemmo a definire un classico del calcio europeo:


Primo Turno Coppa Uefa 1989/90

Vitosha Sofia Bulgaria 3–4 Belgium Royal Antwerp 0–0 3–4

Iniziamo questo viaggio con il caso probabilmente più oscuro tra quelli che prenderemo in oggetto, ma al contempo sicuramente uno con il più alto tasso di follia.
Lo 0-0 di Vitosha tra l’Antwerp e il Levski Sofia nel primo turno di Coppa Uefa avrebbe potuto interessare ai tifosi delle relative squadre e a qualche azzardato scommettitore; questo duello bulgaro-belga riserverà per la gara di ritorno una sequenza delirante di capovolgimenti di fronte.
Il team di Sofia parte con il vantaggio di 2 risultati utili su 3 qualora fosse a segnare; così accade dopo appena 6 minuti per opera di Slavtchev, abile a sfruttare uno svarione del portiere avversario.

Il risultato rimane cristallizzato fino al 83′, quando i padroni di casa impattano con Ralf Geilenkirchen; nel giro di 4 primi di blackout l’Antwerp incassa altri 2 goal, firmati Donkov Mihtarsky.
87′ e siamo sull’1-3 Levski.
L’ultimo a mollare è la punta belga Nico Claesen, capace di sorprendere anche a Italia ’90: una sua doppietta (90′ e 92′, oltre a un gol annullato per fuorigioco in mezzo) riporta il punteggio in parità, ma ovviamente non basta.
I bulgari dovrebbero solo temporeggiare, eppure uno sciagurato intervento al limite sinistro dell’area permette ai padroni di casa di esultare grazie alla zuccata del difensore centrale Raphael Quaranta. E’ il 94′, non rimane che il triplice fischio.

L’Antwerp vedrà il sogno infrangersi ai quarti, contro il Colonia. Molto peggio andrà al team rappresentante del Vitosha, a distanza di quasi 30 anni ancora primo risultato cercando “Euroidiots”.


Sedicesimi Coppa Uefa 1990/91

Aston Villa England 2–3 Italy Internazionale 2–0 (Report) 0–3

L’egemonia dei trionfi in coppa UEFA delle squadre italiane durante gli anni ’90 passa anche per l’affermazione interista della stagione 1990/91, che farà seguito ai trionfi degli anni precedenti da parte di Napoli e Juventus.

Il cammino nerazzurro verso la gloria inizia con vari inciampi: il primo turno, contro un non irresistibile Rapid Vienna, viene passato rimontando il 2-1 patito in terra austriaca con un 3-1 raggiunto solo con una provvidenziale rete di Klinsmann nei tempi supplementari.
Contro l’Aston Villa va anche peggio: allo storico Villa Park i padroni di casa si impongono con una bomba di Nielsen e un gol da rapace di quel David Platt che debutterà l’autunno seguente nel campionato italiano.

A San Siro però si suona un’altra musica: gli uomini di Trapattoni iniziano al meglio, con la rete al 7′ di Klinsmann, che sfrutta un balbettio della difesa inglese; si gioca a una sola porta, e non sorprende che Berti riequilibra le sorti del duello al minuto 62.
Il terzo affondo si fa attendere altri 12′, quando Bianchi trafigge Spink per la terza volta.

Da lì in poi l’Inter infilerà una lunga serie di risultati favorevoli, estromettendo anche l’Atalanta ai quarti e avendo ragione della Roma in una doppia finale fratricida.


Sedicesimi Coppa Uefa 1991/92

Auxerre France 2–3 England Liverpool 2–0 0–3

Ad appena un anno dall’upset dell’Inter ai danni dell’Aston Villa, una circostanza speculare si replica in occasione sempre dei sedicesimi di finale e con un team inglese coinvolto.
Il decennio di esclusione previsto a carico del team inglese dopo i fatti dell’Heysel nella famigerata finale di Coppa Campioni del 1985 è stato successivamente decurtato e questa stagione è quella che segna il ritorno della città dei Beatles nelle competizioni europee.
Nei sedicesimi il sorteggio vede Souness e i suoi dover incrociare le lame con i francesi dell’AJ Auxerre.
L’andata si disputa in terra francofona, con l’Auxerre che riesce a sbloccare il match poco prima del the caldo con una rete di passaggi che porta il cavallo di ritorno Ferreri a trafiggere Grobbelaar.
Nella ripresa un’azione corale partita dalla linea difensiva permette a Kovács di raddoppiare.

Guy Roux, al trentesimo anno sulla panchina della compagine borgognona, ha tutti i motivi per credere di proseguire l’avventura europea, eppure i Reds sono duri a morire.

Al vecchio stadio Kop è battaglia vera: i tifosi inglesi attendevano un ritorno in Europa da troppo tempo per andarsene senza aver dato tutto alla causa.
Il Liverpool sblocca dopo appena 5 minuti, merito di McManaman che si procura il rigore e Molby che lo trasforma. Alla mezz’ora un traversone a rientrare di Houghton attraversa l’area e trova la testa di Mike Marsh dall’altra parte dell’arcobaleno per risanare completamente il passivo dell’andata.
Il club transalpino riparte a testa bassa ma rischia più di una volta il clamoroso capitombolo (specie dopo l’espulsione di Darras), che poi arriva sul finire dei tempi regolamentari: scatto prepotente di Walters e diagonale a superare l’incolpevole Martini. Il Liverpool continua il suo cammino.

Gli inglesi non riusciranno tuttavia a emulare il trionfo dell’Inter, terminando la propria corsa ai quarti di finale per mano del Genoa con una perentoria doppia sconfitta.


Quarti di Finale Coppa Uefa 1992/93

Real Madrid Spain 4–5 France Paris Saint-Germain 3–1 1–4

Uscire da una gara di andata al Santiago Bernabeu con un passivo di 3-1 contro il Real di Butragueño, Luis Enrique, Prosinečki e uno Zamorano al top della forma (e in minor parte Esnaider), vuol dire essersi bruciati praticamente tutte le chance di passaggio del turno; eppure il Paris Saint-Germain, come vedremo confermato a distanza di un lustro, non è squadra che tende a lasciarsi scoraggiare quando si tratta di compiere un’impresa.

La squadra dei reali di Spagna si impone tra le mura amiche con tale rassicurante risultato in questo prestigioso quarto di Coppa Uefa, merito di un colpo di testa di Butragueño in mezzo a una sonnolenta difesa parigina e di una zampata di Zamorano.
La pesante rete di Ginola viene parzialmente vanificata dal colpo di coda merengue firmato 
Míchel, lesto a correggere in rete il rigore respinto da Lama

Il PSG non ha nulla da perdere a questo punto e gioca a viso aperto il ritorno; nella prima metà di partita uno stacco imperioso di Weah sugli sviluppi di un corner dimezza il passivo da recuperare per i Parisiens.

Nell’ultimo quarto d’ora di gioco accade di tutto: prima una giocata pazzesca sempre di King George innesca l’azione che porta alla rete al volo di Ginola, poi il Paris Saint-Germain si porta anche sul 3-0 allo scoccare del novantesimo, merito di Valdo, freddissimo nel mandare a spasso la difesa avversaria con un paio di finte prima di finire sul tabellino.

Il Real è senza idee, eppure al 93′ Zamorano da 2 passi riesce a riportare il duello in parità: tutti si preparano mentalmente almeno al proseguire nei tempi supplementari, con i madrileni a sfruttare l’inerzia grazie a questo salvataggio in extremis.
Invece no: l’ultima scomposta azione offensiva del PSG frutta una punizione favorevole ma da posizione angolata. Come prevedibile Valdo calcia per crossar,e Weah è mal piazzato stavolta ma la prima fronte ad arrivare sul pallone è quella di Kombouaré, difensore centrale che si improvvisa goleador. 4-1 e grande festa alla corte di Francia.

Come ulteriore beffa, il Real chiuderà la Liga al secondo posto, perdendo la vetta all’ultima giornata contro il Tenerife a favore degli eterni rivali del Barcellona per un solo punto, identica conclusione della stagione precedente.


Preliminari Champions League 1993/94

Dynamo Kyiv Ukraine 4–5 Spain Barcelona 3–1 1–4

La strada che porterà il Barcellona alla finale di Atene della Champions’ 1993/94, con la prospettiva di una seconda Champions’ League conquistata in 3 anni, inizia con una sconfitta per 3-1 sul campo non ancora ghiacciato della Dinamo Kiev una sera di metà Settembre 1993.

La Dinamo, vincitrice della seconda edizione del campionato ucraino, riesce infatti a piegare un avversario talentuosissimo. Per l’occasione manca Romario, vero, eppure in campo ci sono Michael Laudrup, Guardiola, Rambo Koeman e Stoichkov, Pallone D’oro solo un anno più tardi.
La testata di Shkapenko dopo appena 5 minuti mette in discesa la partita per gli ex sovietici, capaci poi di reagire veementemente al successivo pareggio di Koeman su rigore e all’espulsione contestuale di Mizin per il fallo di mano in area.

Gli sforzi del team esteuropeo vengono premiati con un penalty procurato da Shkapenko e materializzato da Leonenko sul finire del primo tempo.
Ancora Leonenko a inizio ripresa sfrutta una serie di carambole su corner e aumenta il tesoretto della Dinamo in vista del ritorno al Camp Nou.

In Catalogna, nel mezzo di uno stadio di oltre 90.000 sedili gremito di tifosi, i blaugrana si rimettono ben presto quantomeno sulle ginocchia: la Dinamo si concentra su Romario e Michael Laudrup ha gioco facile nel portare in vantaggio i suoi al minuto 9. Ne passano altri 8 e Bakero colpisce comodo da centro area, il tiro è tutt’altro che irresistibile ma il portiere Kutepov la combina grossa. 2-0, Barcellona virtualmente qualificato.

L’impeto degli iberici sembra arrestarsi quando un ancora diciannovenne Rebrov regala attorno alla mezz’ora di gioco un’anteprima del campione che si rivelerà. Conclusione incrociata di contrabbalzo appena fuori dall’area, angolazione perfetta, gli ucraini accorciano.
A inizio secondo tempo è ancora Bakero ad andare a segno, di testa su punizione di Koeman; anche a Barcellona è 3-1 per gli homer.
A metà ripresa il Barca guadagna una punizione da posizione centrale, si appresta a battere ancora Koeman; il giustiziere della Samp un paio di stagioni prima stavolta si mette in proprio: destro al fulmicotone e rete che si gonfia un’ultima volta.

Shevchenko sta ancora finendo di farsi le ossa nelle giovanili, dalla panchina Dinamo coach Puzach non mette forze fresche, al Barcellona non resta che amministrare fino al triplice fischio.
Come da pronostici al momento dei sorteggi passano i campioni in carica della Liga, ma che fatica.

I catalani, come già detto, riusciranno a raggiungere l’atto conclusivo della competizione, confidenti di poter prevalere anche sul Milan; l’inappellabile 4-0 a favore dei diavoli rimane ancora oggi uno dei ricordi più d per i tifosi rossoneri di lunga militanza.

Fine prima parte

Grazie a Marco Stanchini

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