Le più grandi rimonte nella storia del calcio (part.2)

 

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Ottavi Coppa Uefa 1994/95

Odense BK Denmark 4–3 Spain Real Madrid 2–3 2–0

Ripartiamo dei freschi campioni d’Europa del Real Madrid, ricordando in un periodo storico di vacche molto più magre per le Merengues. Con ancora sulla pelle le escoriazioni patite dalla doppia eliminazione dalle competizioni europee per mano del Paris Saint-Germain (quella dalla UEFA ’92/93 di cui abbiamo parlato nella prima parte, cui ha fatto seguito l’uscita di scena ai quarti di Coppa delle Coppe la stagione successiva) difatti, i Blancos non prendono neppure in considerazione l’ipotesi di steccare un morbido ottavo di finale contro un modesto sfidante come sono i danesi dell’Odense. Basti pensare che quando le squadre si incontrarono 4 anni prima finì con un complessivo 10-1 per gli spagnoli.

Stavolta all’Odense Stadion la vittima sacrificale tira fuori i denti e passa addirittura in vantaggio con una conclusione non irresistibile di Schjönberg, rovesciato a metà della ripresa da un 1-2 firmato Zamorano e Amavisca. Ci pensa però il neoentrato Hjorth a riequilibrare le sorti dell’incontro a poco più di 10 minuti dalla fine.
Proprio il danese Michael Laudrup, passato in estate clamorosamente nella capitale dopo i dissidi per il suo impiego al Barcellona, pesca il coniglio dal cilindro a tempo scaduto e permette alle Merengues di dormire sopra 4 guanciali in vista della gara al Bernabeu.

 

Nella gara di ritorno si verifica l’imponderabile, quello che poi verrà etichettato come “il Miracolo a Madrid”: i danesi si rendono infatti esecutori di una delle più nefaste notti di sport che la tifoseria madrilena possa ricordare.

A tenere viva una fiammella di speranza ci pensa un carneade come Ulrik Pedersen con un morbido tocco sotto. Già espugnare un templio del calcio sarebbe un risultato storico per i danesi, ma a quel punto perché non cercare anche qualcosa di più?

Nell’ultima azione a disposizione Bisgaard (visto poi con la casacca dell’Udinese), entrato in campo da neanche un quarto d’ora per dare ulteriore trazione anteriore, sfrutta un velo e batte Canizares per il gol qualificazione.

L’Odense uscirà di scena a testa alta al turno successivo, quando l’unica marcatura di Zola su rigore romperà l’equilibrio a favore del Parma, poi vincitore della Coppa. Proprio a proposito dei ducali…

 

Parma-Halmstad Ottavi Coppa delle Coppe 1995/96
Halmstads BK Svezia 3 – 4 Italia Parma 3 – 0 0 – 4

Le 16 squadre giunte al terzo turno della Coppa delle Coppe 1995/96 comprendono nomi blasonati, preferibilmente da evitare: basti citare Celtic Glasgow, Borussia Mönchengladbach, Paris Saint-Germain, Everton e i campioni uscenti del Real Saragozza.

Quando il Parma, fresco vincitore della Uefa e finalista di Coppa Italia, si trova invece accoppiato agli Halmstads BK, misconosciuto team svedese che in Europa vanta appena un paio di camei a cavallo tra i ’70 e gli ’80, non può che tirare un sospiro di sollievo.

Ad Halmstad però agli scandinavi occorre appena mezzora per bucare 2 volte Buffon, in entrambi i casi punito dal sinistro ravvicinato di Gudmundsson.

I Crociati, terza forza del campionato precedente, dopo la doccia fredda cercano un arrembaggio scomposto pur di trovare un gol in trasferta che significherebbe un ritorno molto più in discesa; eppure lo sforzo si traduce nell’incredibile terza rete degli Halmstads, ora inarrestabili: autore Robert Andersson in azione di ripartenza, che fisserà così il clamoroso 3-0 conclusivo.

Al Tardini viene richiesto un Parma delle grandi occasioni, il passaggio è ancora possibile ma serve una prestazione praticamente perfetta.

Pronti via, Stoichkov (in una delle migliori prestazioni durante una militanza globalmente al di sotto delle aspettative) imbecca subito Inzaghi, per quella che sarà appena la seconda delle sue 63 reti in competizioni europee.

Sempre l’asso bulgaro trova magnificamente Dino Baggio per il 2-0; per pareggiare il pesante passivo dell’andata il Pallone D’Oro 1994 si mette in proprio, con una delle specialità della casa, il calcio piazzato.

A metà della ripresa è una conclusione di Benarrivo a bucare la rete per la quarta volta e portare la tifoseria gialloblu in visibilio.

Ironicamente, il Parma uscirà al turno successivo con il Paris Saint-German con modalità simili, vanificando un sudato 1-0 dell’andata con una discussa sconfitta al Parco dei Principi per 3 a 1.

 

Secondo Turno Coppa Uefa 1996/97

Lazio Italy 4–5 Spain Tenerife 1–0 3–5

I semi della Lazio spaziale a cavallo tra i millenni erano già gettati nella stagione 1996/97: Nesta, Nedved, Casiraghi, Fuser, Marchegiani. Ad allenare la compagine, per il terzo anno, Zdenek Zeman, con tutta la sua spregiudicata attitudine offensiva.
Eliminato il Lens al primo turno, i biancocelesti trovano nel loro percorso di Coppa Uefa il Tenerife, appena alla seconda apparizione nel calcio europeo, che ha faticato ad eliminare il Maccabi Tel Aviv.

All’Olimpico la Lazio riesce a imporsi con un validissimo 1-0, grazie a un chirurgico diagonale di Nedved da fuori area, che sembra mettere in cassaforte la qualificazione visto anche il divario tra le formazioni.

Sempre di una squadra di Zeman, però, stiamo parlando: nonostante Nedved conceda il bis in apertura di incontro con un’altra bomba dalla distanza, la gara di ritorno prende presto una piega inaspettata per gli aquilotti: il Tenerife trova subito il pareggio grazie a una sciagurata autorete di Nesta, per poi passare in vantaggio grazie a una poderosa cavalcata di Kodro.

La Lazio rimane concentrata e in appena 2 minuti segna nuovamente grazie a un impeccabile gioco di geometrie che porta Fuser in posizione comoda per superare Ojeda.
Le emozioni però sono appena cominciate: è appena il 38′ quando Juanele viene lasciato colpevolmente libero di inzuccare il 3-2 Tenerife.
Le ambizioni spagnole sembrano ricevere un duro colpo quando Casiraghi nella prima azione della ripresa devia la palla quanto basta per riequilibrare di nuovo la partita.
Il Tenerife dovrebbe segnare ancora 2 reti, il tempo ci sarebbe ma sembra improbabile che i biancoazzurri possano concedere ancora così tanto; eppure bastano 3 minuti perché la squadra di casa rimetta la testa avanti, proprio grazie a una capocciata di Jokanovic su punizione di Chano.
Sempre da un calcio da fermo del centravanti si crea disordine in area, e sul pallone vagante arriva di nuovo Juanele prima di tutti per il folle 5-3.
La Lazio è a terra e non riesce a trovare quella singola rete che sarebbe sufficiente; sull’isola si festeggia l’impresa degli eroi locali.

Il sogno degli iberici procede fino alle semifinali, quando solo ai tempi supplementari lo Schalke 04 (poi trionfante sull’Inter nella doppia finale) riesce a prevalere.

 

Preliminari Champions’ League 1997/98

Steaua București Romania 3–5 France Paris Saint-Germain 3–0 0–5

Mettere a referto un calciatore squalificato sarebbe una leggerezza difficilmente tollerabile anche in Terza Categoria, figurarsi in un incontro valido per accedere alla Champions’ League.
Eppure il Paris Saint German riesce a coprirsi di quest’onta, schierando in mezzo al rettangolo verde Laurent Fournier senza che nessuno dello staff (o il diretto interessato) si ricordi di un turno di sospensione ancora da scontare in Europa.
Lo Steaua si impone in casa contro i parigini sul campo per 3-2 (vantaggio ospite con Guarin, pareggio di Rotariu su rigore dopo la papera di Revault, Maurice per l’1-2, poi exploit rumeno con Serban e Lacatus), salvo vedere poi il risultato trasformarsi in un ancora più convieniente 3-0 a tavolino proprio per l’errore compiuto per Fournier. Vengono così neutralizzate le 5 reti del tabellino originale.

Abbattuti dalla stangata e con la prospettiva di dover rinunciare alla competizione più prestigiosa d’Europa per una simile stupidaggine, i francesi trovano comunque la forza di giocarsi il tutto e per tutto tra le mura amiche.
Al Parco dei Principi accade il miracolo: la tripletta di Rai (tra cui il rigore al 2′ che inaugura la goleada), il sigillo di Maurice e un goal del nostro Marco Simone ribaltano le sorti della sfida, con uno Steaua che finisce con la faccia al tappeto in appena 55 minuti.

Amaramente, il percorso dei parigini si concluderà concludendo come terza migliore squadra tra le seconde dei gironi eliminatori (per una differenza reti sfavorevole rispetto alla Juventus), appena fuori dal taglio delle magnifiche 8 qualificate ai play-off.

 

Finale Champions’ League 1998/99
Manchester United England 2–1 Germany Bayern Munich

Concludiamo con la partita nettamente più memorabile di tutto il lotto, soprattutto perché la rimonta si è compiuta negli ultimi 3 minuti di gioco, ribaltando letteralmente le stagioni delle 2 squadre finaliste nella Champions, conclusasi nello splendido contorno del Camp Nou di Barcellona, il 26 Maggio 1999.

Da una parte il Bayern Monaco, con la tifoseria legittimamente convinta di vedere avverarsi il sogno di risalire sul tetto d’Europa, dove il Bayern rimase per un triennio a metà degli anni ’70 per poi non riavvicinarsi più nelle stagioni a seguire, fatta eccezione per la disfatta con l’Aston Villa del 1982.Ad affrontarli c’è il Manchester United ricco di campioni, che si presenta però in Catalogna con un centrocampo monco, a causa delle pesanti squalifiche del capitano Roy Keane e soprattutto del metronomo Paul Scholes.
L’unica affermazione per lo United reca addirittura data 1968, quando le star della squadra erano George Best e Bobby Charlton.

Le squadre si erano già incontrate nella fase a gironi, dalla quale entrambe hanno avanzato con qualche balbuzia di troppo, anche a causa della dura concorrenza del Barcellona.

Dopo le primissime azioni gli dei del calcio sembrano esprimere la loro netta preferenza: il Bayern passa già al 6′ con una punizione di SuperMario Basler.

La doccia fredda sveglia i Red Devils, però davanti i Calypso Boys non sono certo nella loro serata migliore e i tedeschi si fanno trovare sempre pronti ad arginarli, mancando a loro volta la stoccata decisiva per chiudere la contesa.
Un opaco Andy Cole viene infatti sostituito a 10 minuti dalla fine con Solskjaer, che più di una volta è subentrato in campo e ha tolto le castagne dal fuoco nei pochi minuti disponibili.
Ormai giunti al 90′, anche il portiere Schmeichel si intrufola in area del Bayern in cerca di una deviazione su un corner di Beckham; la palla arriva invece a Giggs e Sheringham, cambio di Blomqvist a metà ripresa, corregge la traiettoria del pallone ed è un incredibile 1-1.
Non è finita però, in pieno recupero il Manchester guadagna un altro calcio d’angolo, con i supporters che generano un pandemonio sognando una rimonta leggendaria.
Che puntulamente si concretizza.
Proprio Solskjaer, problem solver di professione, è il più lesto a fiondare la palla in rete sul nuovo traversone di Beckham. 22 giocatori e 90.000 tifosi che non sembrano in grado, per motivi diversi, di concepire quello che di cui sono appena stati autori e testimoni. Schmeichel, atterritto solo qualche centinaio di secondi prima, ora festeggia a suon di ruote.

Quello stesso Manchester che in semifinale aveva agguantato con Giggs un pareggio fondamentale in pieno recupero nell’andata contro la Juventus, tira fuori un duplice asso dalla manica.

Per il team di Ferguson è la consacrazione di una formazione leggendaria, capace nello stesso anno di conquistare la Premier League e la FA Cup.

Il Bayern riuscirà poi a riprendersi ciò che avrebbe meritato, affermandosi a distanza di un paio d’anni, nella nervosissima finale con il Valencia a San Siro, terminata ai rigori.

 

Grazie a Marco Stanchini

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