Lilian Thuram, campione globale

Il calcio si sa è in continua evoluzione.
Siamo negli anni 90, epoca di speranze globali, di sogni realizzabili, tempo in cui le paure post 11 settembre quasi non toccavano la marea giovanile che inondava le strade delle cities e la neonata rete.
Il mondo del calcio usciva dai mondiali di USA 94, mondiali spartiacque della modernità, nei quali si affacciavano i nuovi fenomeni, primo fra tutti Luis Nazario da Lima, Ronaldo, l’originale.
Ma i fuochi d’artificio degli attaccanti più in voga dipendevano fortemente dalle prestazioni dei difensori avversari, cresciuti di pari passo ai loro colleghi ma, sebbene meno puntati dai riflettori, non per questo meno competitivi ed efficaci.
Compare cosi sulle scene una tipologia di giocatore che modellerà il futuro dei suoi colleghi di ruolo.
Un nuovo tipo di difensore, globale, in grado di ricoprire al meglio sia il ruolo di centrale che di terzino, fisicamente prestante e tecnicamente preparato.
Non è più infatti il momento dei difensori dai piedi “a ciabatta”, ci perdonino, adatti solo ed esclusivamente al lavoro sporco.
Si chiede ora più tecnica, più preparazione, di alzare quel livello che sfocerà nel calcio “a mille all’ora” degli anni 2000.
Colui che sarà protagonista nelle prossime righe rappresenterà esattamente tutto questo, dimostrando plasticamente tutte le sue abilità in una partita da scenario mondiale.
Per molti la semifinale Francia Croazia dell’ 8 luglio 1998 è stata la vera finale del campionato del mondo francese.
Una partita epica che vide in campo giocatori di grande caratura tecnica, atleti completi e già affermatisi nei vari campionati internazionali.
La Croazia, trascinata dal geniale fantasista del Milan Zvone Boban e dal bomber Davor Suker, è la sorpresa del mondiale. I francesi dal canto loro hanno un team eccezionale, coperto in tutte le zone del campo, panchina compresa.
Il risultato contro ogni pronostico lo sblocca Suker.
Il bomber croato approfitta di un momento di incertezza della mediana francese e all’inizio del secondo tempo segna mandando una nazione in orbita sulla luna.
La reazione francese però è immediata e veemente e il suo protagonista è lui; Lilian Thuram.
Un minuto dopo lo svantaggio l’ex difensore di Parma e Juventus mette a segno un gol incredibile per caparbietà e fede nel proprio valore.
Boban non si avvede della sua carica, Thuram sporca il suo passaggio, veloce scambio e gol del francese.
Venti minuti dopo l’apoteosi: il nostro scende sulla fascia, chiude un triangolo, un difensore croato gli rimbalza addosso, sinistro letale “alla Fabio Grosso” e Francia in paradiso.
Thuram è l’eroe di questa Francia multietnica e fortissima che sarà mondiale.
Ma non solo.
Lilian rappresenterà negli anni a venire l’asticella con la quale ogni difensore, di ogni categoria, di ogni Paese, dovrà confrontarsi.
Un vero e proprio fenomeno il cui ruolo in campo sarà l’unico suo vero limite perchè si sa, fare gol è tutta un’altra cosa rispetto ad impedirli.
A premiare un campione del genere non è stata la rivista France Football, quella che consegna il pallone doro per intenderci, ma la vita.
Fuori dal campo Thuram è stato capace di diffondere quegli stessi valori che lo sport, quello vero, gli aveva inculcato e duramente sbattuto in faccia quando di pelle nera doveva confrontarsi con urla e fischi delle tifoserie avversarie.
Ma essere un esempio non è facile, scontato, dovuto.
E’ duro come segnare una doppietta in semifinale mondiale quando sul cartellino hai scritto “difensore”.
Un pò meno duro se ti chiami Lilian Thuram.

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