Motogp 2017 – Grazie comunque Dovi

Grazie Dovi, perché nonostante tutto l’Italia dei motori torna lassù.

Sono anni ormai che il piatto piange, che le portate servite agli appassionati dello Stivale sono scarse, poco appetibili.
L’era di Valentino Rossi, intesa come scorpacciata di vittorie, è in fase di stanca; nessun titolo da otto anni e poco più di una vittoria a stagione negli ultimi otto campionati non possono essere numeri di chi il mondiale lo può far suo con decisa superiorità.
Ne rimaniamo aggrappati col cuore, forti di ricordi indelebili, impedendo alla ragione di avere il sopravvento nell’analisi fattuale della realtà.

Valentino stesso è ormai ostaggio del carico mediatico generato dagli innumerevoli record che presenta il suo palmares; una flessione, legittima dovuta all’affacciarsi sulla scena di altri campioni, è semplicemente normale.
Non è finito, ma non è più il più forte, il leader incontrastato in pista.
Banalmente, i tempi sono cambiati.

Questi tempi di transizione, per quanto riguarda il panorama italiano, vedono germogliare semi di ottima qualità; Franco Morbidelli freschissimo campione del mondo in Moto2 su tutti, a capo di uno stuoio di giovani piloti dall’avvenire sicuramente roseo, la maggior parte dei quali non a caso usciti dalla scuderia di Valentino Rossi.

Quest’anno in Motogp, però, dei quattro italiani impegnati, soltanto uno è riuscito a ergersi protagonista, inaspettato peraltro; Andrea Dovizioso è cambiato, cresciuto e finalmente maturato al punto da vederlo pronto per lottare per il titolo mondiale, quel titolo conquistato in 125, sfuggitogli non per molto in 250 e mai davvero vicino in Motogp.

In questo campionato il Dovi ha corso si “con la testa”, mostrando quel lato del suo carattere che più lo rappresenta, lo inorgoglisce, ma anche allargando i gomiti, trovando finalmente in sé stesso quella cattiveria agonistica e quella considerazione di sé che sembrava mancargli.
Andrea Dovizioso non è uomo da tanti fronzoli; è un ragazzo semplice ma concreto, tecnicamente preparatissimo (“è un ingegnere mancato” dicono di lui in Ducati) e soprattutto lucidissimo.
Difficilmente spreca gare, raramente lo si vede rischiare più del dovuto; certo, questa condotta di gara non solleticherà gli istinti più reconditi delle folle ma certamente è ciò di cui un team ha bisogno.

Ma è stato capace di cose enormi; ha vinto le sue battaglie lottando con Marc Marquez, chi lo avrebbe mai detto?
Ha perso la guerra, e questo ad Andrea brucia tantissimo proprio in considerazione del fatto che lui pianifica, gestisce, lavora per il risultato e non per la singola emozione o l’immediato gesto istintivo.
Forse penserà di aver perso l’occasione della vita; in molti credono sia così, questo 2017 ha il sapore del treno che passa una volta sola e sperare di ritrovare un Marquez falloso e vittima di una rottura non sarà facile.
Ma Andrea Dovizioso ha raggiunto il livello definitivo del professionista sportivo; colui cioè che forte della propria fiducia sa che può essere al livello dei migliori.

Questo campionato del mondo è stato equilibratissimo; Yamaha partita bene si è poi persa non riuscendo più  ritrovare il colpo di reni per puntare al bersaglio grosso, Honda si è aggrappata alle gesta circensi di Marquez, mentre Ducati, grazie al solo Dovizioso, è riuscita a portare costantemente fieno in cascina piazzando talune zampate francamente incredibili.

Cosa aspettarci ora?
Incertezza, continua, disarmante, tanta confusione e carte mescolate ad ogni weekend? Un dominio da parte di Marquez? Oppure una nuova sfida, diversa da quella appena conclusasi con protagonisti anche Vinales, Lorenzo e Rossi?
Troppo difficile guardare così avanti, troppe nubi rendono impossibile la visione chiara su di uno sport che ha deciso tramite la chimica del caucciù di rendere incerte e spesso innaturali le prestazioni.
Ma questa è un’altra storia.

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