Motogp Le Mans, ora si fa sul serio

Diciamolo subito.
A noi questo Valentino ci è piaciuto.
Ha sbagliato due volte durante l’ultimo giro, è vero, non era mai successo in carriera, è vero, ma ci ha provato.
Doveva farlo, perché Vinales è un osso durissimo e vincere a Le Mans poteva scalfirlo almeno un po’.

Era un affare tra di loro, nient’altro; la classifica c’entra poco, il campionato è lungo e c’è tutto il tempo per recuperare i 23 punti che ora li separano.
La batosta era, doveva essere, ed è stata puramente psicologica.
Ieri Vinales ha capito di essere grande per davvero, così come allo stesso modo Valentino ha capito che è destinato a scontrarsi con piloti che sfiorano un livello talmente alto come mai si era visto prima.
Parliamoci chiaro: l’ultimo giro è sempre stato per Valentino Rossi una sorta di marchio di fabbrica, di arma segreta, di combinazione di tasti letale per l’avversario.

La leggendaria “pressione psicologica” che lui stesso (o almeno così ci hanno raccontato giornali e tv) era capace di mettere addosso ai suoi avversari come un mantello capace di soffocarli ieri si è ritorta contro; e Vinales ha fatto qualcosa di straordinario.
Non ha mollato dopo il sorpasso subìto, è rimasto addosso a Rossi spingendo, strizzando da sé tutte le ultime energie rimaste, maltrattando la sua Yamaha oltre il consentito.
Firmando il giro veloce della gara proprio all’ultimo giro.
Quante volte abbiamo visto, a ruoli invertiti, Gran Premi concludersi con Valentino vincere all’ultimo giro, firmando il trionfo con il giro più veloce costringendo magari l’avversario ad un errore?
Tante.
Ma lentamente ed inesorabilmente le cose stanno cambiando.

Valentino a Le Mans è stato perfetto fino a metà dell’ultima tornata; una prima parte di gara ragionata e attendista, una seconda parte all’arrembaggio; il copione sembrava rispettato alla perfezione e la sensazione era che Vinales avrebbe incontrato difficoltà ad attaccarlo nelle ultime curve.
Ma le cose possono cambiare, non tanto perché Valentino è “finito”, non lo è, lo diciamo convintamente, ma perché attorno a lui sono emersi talenti in grado di contrastarlo aprendo piccole crepe in quel regno che, va detto, non vede la corona dal lontano 2009, da quando cioè Valentino di anni ne aveva 30.

Il campionato è entusiasmante; ogni Gran Premio presenta ribaltamenti di fronte, moto dalla competitività altalenante, piloti sottoposti ad una pressione fuori media e portati così a commettere errori non decisivi ma pesanti.
E sorprese.
Come quella di Johan Zarco, bicampione del mondo della moto2, uomo e pilota vero, sensibile, duro, convinto, forte.
Che non ha paura di misurarsi coi grandi, di mettere il naso davanti a tutti sin dalla prima curva, sgomitando, derapando e mollando solo quando le gomme alzano bandiera bianca.
E’ forte, tanto, continueremo a sentir parlare di lui per i suoi risultati in pista, ora conseguiti con una moto che è del 2016, dato da non sottovalutare in un campionato in cui i centesimi, i millesimi vengono spasmodicamente ricercati in ogni minimo dettaglio.
Ma i piloti sono uomini, come ama sottolineare lo stesso Zarco, e sono loro a fare la differenza.

La verità è che le caramelle che fino a questo punto della stagione si sono scambiati Vinales e Rossi diventeranno presto sonori sganascioni; ieri tutto era pronto per il primo faccia a faccia del 2017 e solo l’errore di Valentino lo ha evitato.
Ma siamo certi che la scintilla è pronta a far fuoco; Valentino è stato bastonato dal compagno per quattro volte quest’anno e il computo delle vittorie è 3-0 a favore di Vinales.
Rossi ora è condannato, obbligato a vincere.
Le porte del Mugello sono aperte.
E’ tempo di gettare la maschera, è tempo di fare sul serio.

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