Motogp, Qatar. The show must go on

Avvincente, tesa, incerta.
Come sempre la Motogp non ci ha deluso.
Non sarà mai necessario, come avviene in Formula 1, studiare accrocchi e archibugi artificiosi per aumentarne lo show.
Le gare di moto sono fatte così; duelli all’arma bianca, enormi spazi di frenata, limitate dimensioni del mezzo meccanico e precarietà nella dinamica del veicolo.

Questi aspetti rendono le capacità dei piloti determinanti, permettendo loro di contare, intervenire, in maniera decisiva.
E per questo motivo la maggior parte delle gare semplicemente diverte.

In Qatar, alla prima gara stagionale, abbiamo visto un Gran Premio entusiasmante; i temi sono tanti, ognuno ha il suo peso anche in proiezione, non sarà semplice metterli tutti in fila.

Gomito e ginocchio perfettamente in linea, così si piega

Vinales è il primo aspetto che va affrontato; ora che è in sella ad una moto vincente, guidabile e di altissimo livello può esprimersi al meglio, dando sfogo a quella fame di vittorie che lo spagnolo ha, dimostrando ciò di cui è capace soprattutto ora che può misurarsi con un mito vivente qual è Valentino Rossi.
Dopo aver dominato i test invernali e i turni di prove Maverick non ha ceduto alla fretta di balzare in testa alla corsa; dopo una partenza così così ha atteso il momento giusto, prendendo la misure alla sua Yamaha, per graffiare e portare le ruote davanti a tutti.
L’unico dubbio rimasto in merito alle sue innate ed evidenti capacità velocistiche era la sua propensione a gestire il cosiddetto “corpo a corpo”, la sfida diretta cioè con gli avversari in pista.
Quella  con Dovizioso, sublime dal punto di vista estetico, ha certificato il superamento anche di questo esame; Andrea è fortissimo, forse il più forte, in staccata e dispone di una Ducati che in rettilineo somiglia più ad un Caccia militare che ad una moto.
Nonostante ciò Vinales ha gestito al meglio lo scontro, sorpassando il Dovi nel modo e nel momento giusto; giù il cappello.

Il secondo ed il terzo tema sono da spalmare all’interno del team Ducati Corse; le due facce del box dipingono un quadro in chiaroscuro, con Andrea Dovizioso autore di una prestazione da lacrime agli occhi, l’ennesima qui in Qatar, e un Jorge Lorenzo protagonista di un Gran Premio da dimenticare il più presto possibile.
Ma andiamo con ordine.

Cattiva, rabbiosa, guidata come si deve. Ducati e Dovizioso da urlo

Il Dovi ha affrontato la corsa senza timori reverenziali nei confronti del favorito d’obbligo, Maverick Vinales appunto. I media avevano dato per vincente da tempo lo spagnolo, ma Andrea non si è fatto intimidire.
Sfruttando la sua staccata sublime e il suo motore stratosferico si è portato immediatamente nelle prime posizioni balzando poi in testa dopo la caduta dell’ottimo rookie Zarco.
Da quel momento ha gestito gomme e gara nel migliore dei modi in attesa della venuta del favorito Vinales.
A quel punto i due si sono annusati, misurati, sfidati.
E’ stato esaltante apprezzare i cavalli di italica origine sovrastare quelli nipponici, così come guardare negli occhi Dovizioso mentre staccava a 350 km/h cercando di tenere a bada l’animo selvaggio della sua Ducati.

Il duello, terminato con la vittoria di misura di Maverick Vinales non ha visto come protagonista Valentino Rossi, autore di una gara a due facce.

“Ma questo Vinales dove lo avete preso?”

La prima parte è stata davvero consistente, tosta, nella quale è riuscito a risalire (grazie anche ad un paio di cadute a dir la verità) dal decimo al terzo posto.
La seconda, più attendista, interamente passata negli scarichi di Vinales creando l’illusione di poter “fregare” (come ama dire spesso) i due davanti a lui all’ultimo giro.
Ecco, forse è proprio questa zampata che è mancata, zampata a cui ci ha abituato in questi ventuno anni di impareggiabile carriera; le difficoltà delle prove e dei test non potevano che scomparire una volta spentosi il semaforo in griglia e infatti così è accaduto.
“La Yamaha è una moto da gara e io sono un naimale da gara”.
Queste le sue parole, questa la realtà.

Chi va piano va sano e sta lontano, dai primi

Tornando all’altro lato del box Ducati ecco che emerge il grande assente, Jorge Lorenzo.
Evidentemente abituarsi, adattarsi a questa Ducati è davvero difficile se negli anni ci hanno lasciato cuore e speranze fior fior di campioni del mondo.
Ora a Jorge, data la sua caratura, è richiesto un colpo di reni immediato, per spazzar via voci e sensazioni che possono soltanto portare in lui, non nel suo polso, ma nella sua mente, afflati di negatività.
Vedere Dovizioso lottare per il bersaglio grosso è un aspetto sia positivo che negativo; significa che Ducati c’è, ma anche che Lorenzo deve essere lì, almeno con lui, se non davanti.

Spostando i riflettori sulla Honda, spesso in crisi su questa pista, non possiamo non sottolineare quanto Marquez si sia lasciato trascinare dalle ansie scaturite dai momenti concitati del pre gara, quando una partenza ritardata, con temperature più fredde, umide, ha colto in inganno il campione del mondo convincendolo a montare uno pneumatico anteriore più morbido che mai e poi mai (e lui lo sapeva) avrebbe digerito.
Tanto forte e incisivo nella battaglia con l’ottimo Iannone, fino alla caduta dell’italiano per foga o molto più semplicemente disattenzione, quanto dimesso e capace di accontentarsi (i mondiali si vincono anche così) nella seconda parte di gara, portando a casa i tredici punti del quarto posto.

“Ma povca tvoia Mavquez mi ha fvegato”

Di Iannone si è detto è scritto tanto; è capace di tutto ma anche del suo contrario, può essere il più veloce in pista con una Suzuki ben lontana dall’essere la moto da battere ma può anche sprecare tutto quando in bagarre accetta la prova muscolare con Marquez prestando poca attenzione alle difficoltà presunte o mascherate dello spagnolo.
Finire nella ghiaia per il secondo anno consecutivo in un Gran Premio nel quale avrebbe sicuramente assaporato lo champagne del podio ha punto sul vivo il pilota di Vasto, costringendolo davanti ai microfoni ad un grande mea culpa.

Nota conclusiva per l’ottimo risultato dell’Aprilia, sesta con Aleix Espargarò, che partendo dalla quindicesima casella è riuscito a contendere persino a Daniel Pedrosa il quinto posto; sarebbe importante per Noale e per i tifosi tutti abbracciare un’altra protagonista nelle posizioni che contano.

Ora ci aspetta l’Argentina, un altro ring ideale per Ducati Yamaha e Honda, un’occasione di riscatto per Iannone e Lorenzo e di divertimento per tutti noi che a questa Motogp non possiamo dire altro che grazie.
Perché la domenica non è mica uno dei giorni più belli.

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