Storie di Sport risponde: Kimi Raikkonen

Parte oggi la rubrica “Storie di Sport risponde”, appuntamento attraverso il quale i fan della nostra pagina facebook avranno la possibilità di chiederci pareri e porre domande su questioni, personaggi e fatti accaduti che la redazione sceglierà di sottoporvi.

Oggi affrontiamo uno dei temi più dibattuti degli ultimi quindici anni di Formula 1: Kimi Raikkonen, il suo valore, la sua carriera. Perché nonostante risultati altalenanti ed una stampa palesemente contro rimane senza alcun dubbio il pilota più amato di tutti? Perché il suo apparente disinteresse, il suo aplomb finnico e l’incapacità comunicativa lo hanno reso leggenda?
A voi le nostre risposte.

Se parliamo di talento puro, a che livello mettete Kimi? Allo stesso di Hamilton, Alonso e Vettel?
Kimi Raikkonen è un talento naturale, su questo dato non ci sono dubbi. Definire la quantità di talento presente in un pilota e misurarla con quella di altri è però esercizio onanistico, in primis, ma non solo, per l’impossibilità di vederli a confronto nelle stesse identiche condizioni.
E per identiche intendiamo davvero identiche.
Kimi è un pilota istintivo che in carriera ha trovato la sua forza nel leggendario ritmo gara, aspetto che gli ha permesso di registrare il record di giri veloci in una stagione.
Perché è così difficile definirne il talento in relazione agli avversari? Eppure Kimi, come altri, si è trovato compagno di squadra di un paio di campioni del mondo. Alonso e poi Vettel hanno vestito la sua stessa tuta; contro lo spagnolo Raikkonen ha vissuto la sua peggiore stagione in Formula 1, mentre contro Vettel è riuscito, benché sempre battuto a fine anno, a mostrare in maniera solida un livello prestazionale ben più elevato, riuscendo con discreta continuità a ribattere punte velocistiche vicine a quelle del tedesco.

Ma in formula 1 il talento non è sinonimo di efficienza, anzi; i risultati sono frutto soprattutto di tutto ciò che esula dal talento puro. E Kimi, probabilmente, ha peccato proprio in tutto ciò.
Ma detto questo il tocco magico di Kimi è riassumibile in un piccolo aneddoto.
Mugello 2000 test Ferrari e Sauber. Kimi è al debutto assoluto e la Sauber lo sta misurando con altri piloti in lizza per un sedile.
Sulla stessa pista lo sta seguendo Michael Schumacher su Ferrari; Schumi si ferma ai box e chiede “chi è quel ragazzino?” “Kimi Raikkonen, sta testando per la Sauber”. “Tenetelo d’occhio, è un fenomeno”.
Come finì? Kimi stracciò la concorrenza, Sauber lo mise sotto contratto e debuttò a Melbourne, finendo sesto. Addormentandosi in griglia prima della partenza.
Questo è Kimi.

È vero che è bravo ma non si applica?
Proprio di ciò stavamo parlando. Kimi Raikkonen è riuscito, con il suo comportamento apparentemente menefreghista, a dilapidare buona parte del dono unico che Madre Natura gli ha regalato.
Questo è almeno ciò che si dice di lui all’interno del paddock.
Kimi è svogliato, Kimi non è motivato, Kimi non lavora con la squadra, Kimi non ha voglia di fare i test, Kimi non sa sistemare la macchina.
Tutto vero? Oppure solite esagerazioni della stampa che ha dipinto un personaggio forgiato da “macchie” che di contro hanno contribuito a renderlo ancora più leggendario?
Probabilmente la verità sta nel mezzo; Kimi ha sperperato in parte il suo enorme talento evitando accuratamente una vita alla Michael Schumacher, che ha posto la F1 sempre in cima a tutto. Per Kimi, usando un eufemismo, le distrazioni sono state tante.

La sorte gli ha tolto almeno un titolo?
Indipendentemente dal fatto che crediate o no alla sfortuna (e quindi anche alla fortuna) una cosa è certa: Kimi Raikkonen è un pilota sfortunato.
In pochi hanno pagato pegno alla Dea Bendata quanto Iceman.
La prima parte della sua carriera, targata McLaren, è costellata da rotture al prorompente e non proprio marmoreo motore Mercedes; rotture che, a conti fatti, hanno impedito al biondo di sistemare in bacheca i titoli del 2003 e del 2005.
Dopo il mondiale conquistato in Ferrari nel 2007 (qui però la fortuna aveva preso casa a Maranello) ecco che fa capolino di nuovo un alone uggioso; il campionato 2008 lo vede velocissimo, coadiuvato da un missile rosso, ma i conti vanno fatti alla fine e Kimi alla cassa non potrà ritirare il titolo-bis.

Rotture allo scarico, monoposto lasciata sul cavalletto in griglia dalla squadra e tamponamenti in corsia box lo fanno sprofondare lontano persino dal compagno Felipe Massa, ottimo pilota ma non distillato di puro fenomeno.
Detto questo facendo perno sulla pur sempre valida affermazione “aiutati che Dio ti aiuta” il finlandese diversamente astemio non ha di certo aiutato la Dea Bendata a trovarlo, andando in crisi spesso e volentieri in qualifica soprattutto  durante la sua avventura in rosso, aspetto con il quale nella Formula 1 moderna è fondamentale fare i conti.

Secondo voi questo sarà il suo ultimo anno in F1 vista anche l’ascesa di Leclerc?
Secondo noi si. Kimi Raikkonen al 99% si ritirerà alla fine del campionato del mondo 2018, a meno di clamorose sorprese. Quali? In primis prestazioni oltre le aspettative per mezzo delle quali dovrebbe costantemente viaggiare negli scarichi di Vettel per tutta la stagione, senza sbagliare mai.
Perché ammettiamolo, a Kimi nulla è concesso.
Ma il futuro è già scritto: Leclerc è in rampa di lancio e se metterà il suo talento al servizio della Sauber Alfa romeo come lui sa fare, la strada per Maranello sarà lastricata di bianco e rosso, i colori del Principato di Monaco.

Per voi Il compagno perfetto di Kimi é Vettel? In alternativa chi lo potrebbe essere?
Beh, se lo chiedessimo a Kimi lui risponderebbe “bwoah, it doesn’t matter”.
Kimi come detto si è misurato con campioni del mondo e con piloti di alto livello sempre molto veloci.
Heidfield, Coulthard, Montoya, Massa, Grosjean, Alonso e Vettel non sono certo dei pivelli; Raikkonen non ha mai vissuto sugli allori della “prima guida da contratto”, a parte forse nel fortunatissimo (non per il suo portafogli) biennio in Lotus, periodo nel quale con una vettura performante si ma non eccelsa è riuscito persino a giocarsi il titolo.

Kimi non ha mai nascosto però che l’unico pilota con il quale ha legato è Vettel; nonostante il compagno di squadra sia pur sempre il primo rivale crediamo che questa armonia possa aver giovato ad Iceman, anche se dubbi su chi in Ferrari porti i galloni di prima guida non ce ne sono mai stati.

Senza Vettel credete che sarebbe ancora in Ferrari?
Se in Ferrari al posto di Vettel ci fosse stato ancora Alonso, sicuramente Kimi si sarebbe ritirato alla fine del mondiale 2015.
A meno di clamorosi ribaltamenti prestazionali nel confronto tra i due.

Secondo voi ha sbagliato a lasciare la F1 nel 2009?
Secondo noi no, per due motivi.
Il primo strettamente economico; Kimi facendo valere la clausola di salvaguardia in caso di rottura anticipata del contratto ha continuato a guadagnare, benché fuori dalla F1, cifre spaventose, pari allo stipendio di driver di primissima fascia. Cifre lautamente concesse dal Banco Santander, sponsor protagonista della venuta di Fernando Alonso in Ferrari, che ha sapientemente gestito la sostituzione del finlandese con l’asturiano.
Il secondo motivo è invece sportivo; Kimi staccando la spina ha ricaricato le pile nel mondiale rally, divertendo e divertendosi, soprattutto durante il primo anno.
Lui stesso ha dichiarato che quell’esperienza lo ha migliorato anche come pilota in quanto il rally essendo agli antipodi del motorsport su pista, allena in maniera eccelsa la capacità del pilota nel gestire situazioni impreviste.

A riprova del fatto che lo stop ha giovato a Kimi ci sono gli straordinari risultati ottenuti con la Lotus nel biennio successivo all’esperienza nei rally, due anni in cui sono piovuti podi e due vittorie, ottenuti con una team sull’orlo del fallimento.

Quando si ritirerà non seguirò più la Formula 1, se ne andrà l’unico idolo rimasto.
In molti la pensano così e siamo sicuri che quando arriverà, quel giorno sarà triste per tutti gli sportivi, non solo appassionati di Formula 1.
E lo sarà anche per coloro che in diciotto anni hanno cercato solo di abbatterlo.
Ovviamente senza riuscirci.
Bwoah.

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