Tennis History: Wimbledon 1980, Borg vs McEnroe

È il 1980. È Wimbledon. È McEnroe ed è Borg. È finale. È tiebreak. È silenzio.

L’Orso, avanti due set a uno, sa che, sulla lunga distanza, avrebbe vita facile. Servizio, volèe, passante lungolinea. Urla ed atroci sofferenze si librano sul campo, testimoni inconsapevoli di quella che, nel tempo, sarebbe stata riconosciuta come la più intensa lotta mai proposta su un campo da tennis.

Sul 7-6 Bjorn, vincitore delle ultime quattro edizioni del torneo, ha un championship point. Batte e, rigidamente, segue la palla a rete. Una prima volèee incerta rimbalza al centro del campo. John arriva sulla palla, impatta e passa di rovescio. Lo svedese, in un disperato tentativo di colpire al volo, cade a terra. Il pubblico è in delirio.

Sul campo centrale del più importante torneo al mondo, una raggiante antitesi di stili sta riscrivendo la storia dello sport. Dopo qualche scambio, Borg ha sulla racchetta la palla per chiudere l’incontro. 11-10, seconda di servizio. L’americano, contratto e teso, colpisce la risposta in chop. Un back in sicurezza, di contro, è l’opzione scelta dal biondo calcolatore, che lascia all’avversario il rischio di accelerare. John ci prova, di nuovo un back tagliente e sottile, che fende l’aria e accarezza il terreno. Il colpo sfiora il nastro. Un istante che diventa eterno. La palla volteggia in aria e ricade nel campo dello svedese che non puo’ arrivarci.

Si prosegue, tra errori e sporadici vincenti il tiebreak non sembra voler terminare. Quindici pari, al servizio c’è Borg. Serve&volley macchinoso ma obbligato, costretto da un superficie talmente rapida da sembrare ghiaccio. Mcenroe risponde con un pregevole rovescio lungolinea, impattato in anticipo per coprire velocemente il centro del campo. Bjorn ha la palla tra i piedi, è in difficoltà. Con un rapido passo in avanti incontra la palla e la volee incrociata di rovescio, colpita da sotto la rete, è un vero capolavoro di plasticità tecnica.

Il punto sembra concluso, ma John vede la possibilità di continuare lo scambio. Corre, accarezza il manto con movenze feline. Arriva, prepara il dritto, colpisce. Passa. La platea esplode. L’americano, apparentemente esausto ha trovato il guizzo necessario. Nel punto successivo il mancino sbaglia la volee, ma grazie ad un servizio vincente ed un errore al volo dello svedese, vince il tiebreak 18-16.

Il quinto set non servirà. Borg, abituato più di tutti alla lunga distanza, si imporrà 8-6. Il diavolo americano sarà dunque sconfitto dall’angelo svedese, che, da quel giorno inizierà a pensare ad un ritiro avvenuto, di fatto, meno di due anni dopo.

Sarà comunque quella finale che, più di tutte, segnerà la generazione d’oro degli anni ottanta. Un’apoteosi di talento costretta, da tanta perfezione, a subire la battaglia più cruenta. Un confronto tra due titani unici ed irreplicabili.

Si ringrazia Il Taccuino del Tennis

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