Tutto Ciotti minuto per minuto

La battute mugugnate di Stallone dovuti a una lieve paresi sul lato sinistro del volto, il marcato accento “asburgico” di Schwarzenegger, le balbuzie artificiali di Woody Allen: in tanti casi grandi personalità del grande e piccolo schermo hanno saputo fare leva sui propri difetti di dizione e sulla peculiarità dei loro timbri, arrivando ad accentuarli per poter essere meglio identificati, invece che cercare di nasconderli.

Sulla falsariga, il caso più eclatante collegato al mondo dello sport italiano è sicuramente quello del compianto Sandro Ciotti, storico radiocronista romano che, con grande maestria, per decenni ha dipinto oralmente  tante grandi imprese atletiche riguardanti innumerevoli discipline, fungendo spesso da unico tramite per gli appassionati che non avevano mezzi per vedere con i propri occhi quanto stesse accadendo.

La sua distintiva voce ruvida diventa tale al termine di un campale giorno d’autunno a Città Del Messico nel 1968: Ciotti è inviato con il compito di  raccontare le gesta degli eroi olimpici, come già avvenuto a Roma nel 1960 e 4 anni dopo a Tokyo.

I mesi delle grandi precipitazioni nella capitale messicana sarebbero dovuti essere teoricamente alle spalle, eppure Sandro finisce annaffiato da 14 ore di pioggia incessante, nel corso di una delle lunghissime sessioni di diretta.

Questo nubifragio lede in modo irreversibile le sue corde vocali, causandogli un edema: laddove sulle prime Sandro pensa che questo incidente lo costringerà ad abbandonare il microfono, quella vocalità roca diventerà invece una compagna di una vita e tratto distintivo per eccellenza, “levigata” ulteriormente da un tabagismo che non vorrà mai sconfiggere (si parla anche di una quarantina di sigarette al giorno, rigorosamente senza filtro).

Classe 1928, prima di seguire le orme paterne (il genitore, Gino, era anch’esso un giornalista), Sandro può annoverare un discreto trascorso da calciatore, militando anche nelle giovanili della Lazio (di cui rimane tifoso, evitando sempre in fase lavorativa di palesarne la preferenza).

Per Ciotti la passione per lo sport è sempre andata di pari passo con quella generalmente  meno ricordata per la musica:

inizia a farsi conoscere nel 1954 pubblicando perlopiù articoli in cui sfoggia le enormi competenze nel campo delle sette note, raggiungendo testate sempre più prestigiose. A lui, grande appassionato della terza arte sin dalla nascita, violinista mancato e avido consumatore di dischi (il jazz su tutti), riesce piuttosto naturale.

Oltre a varie collaborazioni con la carta stampata, lo stesso anno viene chiamato come reporter per coprire la prima di quelle che saranno ben 37 edizioni del Festival di Sanremo, intervistando nel mentre i più popolari nomi della scena musicale italiana.

Diventa anche autore di brani, scrive tra gli altri per Jannacci (l’irriverente “Veronica”, inizialmente censurata), Peppino di Capri (“Volo”) e per Luigi Tenco.

Proprio Ciotti sarà tra i primi a trovare il corpo esanime di Tenco nella sua stanza d’albergo a Sanremo nel 1967, bocciando sempre energicamente l’ipotesi che si possa essere trattato di un suicidio.

Il primo ruolo di rilievo come cantastorie sportivo lo copre invece nelle vesti di conduttore radio con K.O. Incontri e scontri della settimana sportiva, programma con tonalità disimpegnate,  in cui riesce comunque a inserire parentesi musicali. è il 1956.

La RAI si accorge in breve tempo di lui e un paio di anni dopo lo ingaggia, approfittando della sua duttilità come autore di programmi e rubriche e dandogli le redini della rubrica radiofonica Ciak!, che conduce dal 1962 per 8 stagioni.

Il 1960 lo vede tra gli inviati negli stadi per lo storico Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto, nato appena l’anno prima: in un periodo storico dove anche l’Italia dei meno abbienti stava scoprendo la TV, la radio continuava ad avere fortissimo appeal, specie per i calciofili sempre alla ricerca dei risultati in tempo reale.

Proprio nella stagione agonistica di debutto esclama quel “Clamoroso al Cibali!” che ancora oggi viene citato per indicare una grossa sorpresa.

Della sua lunga esperienza nel programma vengono consegnati ai posteri anche i battibecchi con un’altra istituzione delle cronache radiofoniche Enrico Ameri.

Il ruolo di Ameri come coordinatore e numero uno della trasmissione non viene mai messo in discussione, eppure la rivalità con Ciotti, altra voce di riferimento e collocato subito dopo di lui nella gerarchia del programma, non si può mai dire del tutto sopita e, pur mantenendo un certo contegno, non mancano una serie di piccole ripicche reciproche.

Da sempre amante del suolo ruolo di radiocronista, Ciotti ha comunque messo spesso a disposizione  i suoi talenti per la televisione: oltre alle 8 stagioni passate al timone de La Domenica Sportiva (1986-1993), si ricorda tra gli altri un excursus musicale datato 1972 con Il Telecanzoniere

A pari passo della popolarità proliferano gli imitatori, per i quali risulta un bersaglio difficile da mancare, e i soprannomi (tra cui quello alquanto pittoresco di “Catarro Armato”).

Al termine della stagione 1995/96 dice basta con  Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto e più in generale con un il mondo delle cronache sportive, congedandosi quasi in punta di piedi. Si stimano oltre 2.400 incontri di calcio raccontati dalla sua voce inconfondibile, comprese le cronache di ben 8 mondiali.

A questo si aggiungono altri avvenimenti dei più disparati sporti, narrati attraverso l’inseparabile microfono: 24 corse ciclistiche tra Giri d’Italia e Tour De France, 14 Olimpiadi tra invernali ed estive (a Monaco 1972 ad esempio, dove oltre agli orrori avvenuti, è testimone anche della prima sconfitta del team U.S.A. di basket nei giochi a 5 cerchi) e almeno un paio di campionati mondiali di sci.

Anche da “pensionato” continuerà ad intervenire saltuariamente come ospite nella trasmissione Radio Anch’io Lo Sport.

Sempre nel 1996 sceglie, con grande capacità di ridere di sé, di doppiare il topolino Hubie nella pellicola cult Space Jam. Il roditore ricopre le vesti, neanche a dirlo, di radiocronista per la partita tra Monstars e Tune Squad attorno a cui gravita il film.

In quasi 60 anni di cronache scritte od orali la costante è stata sempre quella di una padronanza  sublime del linguaggio (non è casuale il passato da insegnante di italiano per arrotondare le prime paghe da giornalista), grazie al quale Ciotti riesce a mantenere uno stile essenziale senza farsi mancare di tanto in tanto qualche termine più forbito, coniando talvolta neologismi e modi di dire indimenticabili (“spalti gremiti” o definizione di ruoli come il “laterale a sostegno”), condendo sempre il piatto con generosi dose di ironia.

Un male incurabile se lo porta via nel 2003, a soli 74 anni.

Single convinto e amante della bella vita e del gioco, generalmente schivo nei modi e solitario di propensione, Ciotti non lascia prole, in compenso consegna la sua eredità (direttamente o meno) in veste d’insegnante d’eccezione per tutti i colleghi sportivi che fanno gavetta al suo fianco, portando avanti a suo modo, oltre a tutte le generazioni di sportivi italiani (agonistici o da divano) nelle cui orecchie risuonano ancora stralci di quell’erudito cantore dalla voce cavernosa che ha saputo trasformare i propri amori in una ragione di vita.

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