Wimbledon FC, quella sporca dozzina

In ogni sobborgo di Londra si possono trovare i Bulletti messi in cerchio a schernire un ragazzo grassottello, di colore o omosessuale.
Davanti al laboratorio del celeberrimo Mr. Hyde nella multiciultuare Soho, di fronte alle innumerevoli sale slot della periferia di Greenford, in cui i bianchi sono discriminati.
Pensiamo alle parti di Elephant and Castle ove ad ogni angolo un tizio incappucciato cerca di offrirti qualsivoglia genere di droga a prezzi, a loro dire, onesti.

Daltro canto, Wimbledon. Si si, quella stessa Wimbledon, quella del Major tennistico più prestigioso, dove tutti sono vestiti da gelatai. Proprio lì dove fanno le fragole con la panna, dove ti puoi gustare un gelato buonissimo, dove per un mese all’anno Nadal e Federer danno spettacolo. L’immagine della società british: non fatta da persone, ma da Sir. Educati, rispettosi, abbastanza facile farli irritare. Precisi e metodici come un orologio svizzero.

Ma nessun torneo di Tennis potrà superare la carica sportiva di quella primavera dell’88. Dove i ruoli si invertono, dove il pregiudizio si ribalta. Dove una banda di Bulletti Greenfordiani conquista il Calcio inglese, arrivando ai piedi della Regina sputando per terra e pisciando agli angoli di Buckingham Palace.

Non so quante squadre ci siano a Londra. Non si contano neanche, forse. Se ogni campetto da calcio viene calpestato da una squadra, e ad ogni cento metri se ne può trovare uno, proviamo solamente ad immaginare.

Il Wimbledon era sempre stata la peggiore. Non solo in termini di risultati, anche di atteggiamento. Rappresentava tutto quello che l’etica sportiva imponeva di non essere, a tutti i costi. La distruzione di un’educazione sportiva, la cattiveria – agonistica e non – fatta carne e venuta a giocare insieme a noi.
Piano piano, però la risalita.

Dagli anni ’50 questi semi – galeotti smisero di galleggiare nelle non-leagues inglesi. Rapide promozioni, il miraggio e poi la conquista della Premier Division (che poi diventerà la Premier League). Anno del signore 1986, novantasette anni dalla fondazione del club. Finalmente questi uomini hanno trovato la giusta via, sono entrati in un calcio fatto di rispetto e tradizione, si sono finalmente adeguati.
E invece sono ancora peggio di prima.

Gli dei del calcio amano il bel gioco e coloro che lo creano. Maradona scartò tutta la difesa inglese per segnare il suo secondo gol più famoso. Pelé fu proclamato patrimonio nazionale dal suo paese. Leo messi è considerato un poeta del pallone. Ogni dio del calcio che si rispetti, però, gira la testa schifato alla vista del gioco di questi londinesi.
I piedi dei giocatori sono simili a dei ferri da stiro. Oppure il pallone, toccato da loro, si muove come un Super Santos. Semplicemente orrendi da vedere. Come ogni rispettabile terza categoria bergamasca, in un sistema dove i piedi non funzionano, le gambe si trasformano in bastoni, vanghe, picconi. Ce la giochiamo
sulla cattiveria, ragazzi. Dentro decisi, se si fanno male loro non conta.
Da buon difensore, posso capirli.

L’esaltazione del “Scegli l’osso, io te lo prendo”, del “non arrivi a fine partita”, del “palla lunga e pedalare”,portati alla massima potenza esponenziale tra sangue, urla, ambulanze e minacce di morte.
Vinnie Jones, L’Uomo simbolo. Si narra che, una volta arrivato ad Anfield e vista la scritta “This is Anfield “ che troneggia sull’entrata, abbia appeso un cartello con scritto “Bothered”. Tradotto,” Sticazzi”. Record di cartellini rossi in un’edizione della FA cup.
Recentemente ha pure pubblicato un libro in cui spiega ai giovani calciatori come diventare come lui. Picchiare duro, scopare forte, rompere ossa come Pavesini. Maximulta della FIFA, la più alta mai data a una singola persona.

Nel 1988 riuscirono a salvarsi in un campionato difficile come la Premier, arrivarono in finale di FA cup.
West Bromwich Albion, Mansfield Town, Newcastle, Watford e Luton Town te squadre battute, cammino semplice. In finale il Liverpool. La storia d’inghilterra fatta squadra. Wembley sembrava il paradiso e ,dopo un 1-0 conquistato non si sa come, gambizzarono San Pietro e gli rubarono le chiavi. Saracinesca chiusa.

Non parcheggiarono solo il bus, un’intera autorimessa. Nessuno passó, o almeno, nessuno riuscí, sulle proprie gambe,ad insidiare la porta di Lurch. Finisce la partita con il trionfo di questi paesanotti.
Così la Crazy gang guidata da Bobby Gould ha battuto il Culture Club. Così il massimo esponente del calcio londinese fu un sistema che con il calcio poco c’entra. Fu così che, per un estate, Wimbledon divenne un luogo dove, di Tennis, manco si parlava.

God Save The Queen e, se non salva pure me, sti gran cazzi.

Grazie a Mattia Perfetti

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